20 feb. – Proteste anche nel centrodestra per il divieto di manifestare in centro nel weekend, nonostante il provvedimento assunto dal prefetto di Bologna discenda da una direttiva del ministro dell’Interno Roberto Maroni. A contestare vibratamente, oggi al question time a Palazzo D’Accursio, è il capogruppo di Forza Italia Daniele Carella, che minaccia di «disobbedire» al provvedimento, esattamente come già annunciato dal candidato sindaco di Bologna città libera Valerio Monteventi.
«Non accetto che sia proibito fare un banchetto in piazza Nettuno o in via Rizzoli- ha tuonato in Consiglio l’azzurro- E’ un passo indietro inaccettabile, se qualcuno si è comportato male paghi lui. Non si può gettare il bambino e l’acqua sporca. Io il mio banchettino con la bandiera lo terrò lo stesso».
Carella ha chiamato in causa l’amministrazione, che in base alla concisa risposta firmata dall’assessore alla Sicurezza Libero Mancuso «intende attenersi esattamente alle regole scritte nell’ordinanza del prefetto». Lascia intuire una valutazione non entusiastica del provvedimento, invece, l’assessore Zamboni, che ha letto in aula la posizione di Mancuso ribadendo più volte: «Non commento». Secondo l’azzurro, invece, la misura «con la complicità del sindaco e della presidente della Provincia, è stata interpretata in maniera non molto democratica».
Sul divieto imposto dal prefetto di Bologna, in accordo con le altre istituzioni locali, oggi è tornata anche la lista Bcl che, oltre alle contestazioni di piazza del provvedimento, «propone la costituzione di un comitato di giuristi e studiosi del diritto per contrastare queste misure liberticide anche dal punto di vista legale».
Infine dopo diversi giorni di silenzio che alcuni commentatori avevano definito “imbarazzante” è arrivato anche il secco “no” della Cgil. La presa di posizione e’ chiara: “Con questa direttiva- dice Mauro Alboresi della segreteria della Camera del Lavoro- il paese compie un ulteriore passo indietro sul terreno della salvaguardia dei diritti dei lavoratori“. Alboresi sottolinea anche il fatto che “la scelta di ridurre le aree disponibili per le manifestazioni di tanti cittadini organizzati e di forze organizzate e’ una scelta sbagliata, motivata da una esigenza di piu’ sicurezza che in realta’ rischia di produrre ulteriori tensioni e conflitti sociali”.

