19 mag. – La storia di un uomo pakistano che aspetta il rinnovo del permesso di soggiorno dal gennaio del 2009 è solo una delle tante storie raccolte dal coordinamento migranti di Bologna in questi mesi. Negli uffici della Questura, raccontano, ci sono moltissime pratiche bloccate da tempo. Quante? E’ quello che chiedono i migranti del coordinamento che hanno presentato una lista di dieci domande di cui attendono una risposta.
Tra queste anche “perché il permesso non parte dalla data di stampa o di consegna, ma dalla richiesta di rinnovo?”: in molti casi infatti il permesso, che dovrebbe durare due anni, viene consegnato a pochi mesi dalla scadenza, costringendo i migranti a ricominciare subito la lunga trafila burocratica per richiederne il rinnovo.
Avere nel portafoglio la ricevuta delle poste, invece che il permesso impedisce agli studenti di poter registrare gli esami, necessari al mantenimento dello stesso permesso, impedisce ai migranti di fare scalo in paesi terzi mentre tornano temporaneamente nel paese d’origine e diventa un grosso limite per chi cerca un nuovo lavoro.
Secondo i racconti dei migranti gli operatori della Questura avrebbero più volte detto che le pratiche dei permessi per motivi umanitari hanno ulteriormente rallentato il loro lavoro, ma secondo il coordinamento i permessi umanitari sono la dimostrazione che “E’ possibile poter consegnare un permesso entro i tre mesi stabiliti dalla legge”.
Il prossimo appuntamento pubblico del coordinamento sarà l’11 e il 12 giugno in piazza dell’Unità, per le “giornate dei migranti”, un momento, spiegano “per condividere esperienze di lotta con i migranti di Brescia e Milano”, insieme ai ragazzi, figli di cittadini stranieri, del laboratorio hiphop.

