12 mag.- L’addio di Bologna a Maurizio Cevenini è nei cori che i gruppi della curva della squadra rossoblu hanno intonato all’uscita del feretro dalla chiesa di San Francesco. E’ nei cartelli di chi ha scritto “Voi non l’avete voluto ma per noi sarà sempre il nostro sindaco”. Il saluto della città al consigliere regionale morto suicida è nella folla che ancora stamattina l’ha omaggiato nella camera ardente in Comune e poi l’ha seguito fino al funerale religioso. Nello striscione “Cev, il grandissimo per tutti” firmato dai ragazzi di padre Marella. In quella città trasversale come era lui che, ha detto il sindaco Virginio Merola, “sapeva spontaneamente interpretare il sentimento collettivo”.
Quell’occasione mancata, quella della candidatura a sindaco, è però stata una vicenda presente anche nell’ultimo saluto. La figlia Federica, forte e schietta, ha spiegato in chiesa che il padre “ricopriva un ruolo di prestigio che però non gli bastava“. Da lì è iniziato “quel pozzo nero” che l’ha inghiottito, ha detto Federica. Ancora la figlia ha parlato del suo rimpianto, quello di non aver capito “quanto era triste”. In Comune Federica ha parlato del “suo papà” che le aveva insegnato a dire sempre la verità e che non le faceva mangiare le caramelle: “infatti io non neanche una carie”, ha detto. “Io saluto il mio sindaco” è stata la frase con cui la figlia ha chiuso il suo breve intervento in Comune.
Merola, evocando la corsa del Cev per la carica di primo cittadino, ha detto: “Oggi qui tutti insieme, caro Maurizio, diciamo con sincerità che ciò che volevi essere, per noi lo sei stato e lo sei”. Infatti gli amministratori bolognesi hanno deciso di tributare gli stessi onori riservati ad un sindaco, con il lutto cittadino e la celebrazione civile in Comune.
Anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani è stato presente alla cerimonia fin dalla prime ore del mattino quando ha fatto il picchetto attorno alla bara. “Era un personaggio straordinario capace di interpretare la sua città” ha detto Bersani. Il segretario ha anche aggiunto che non c’è politica “senza gratificazione e delusione”. E ha respinto l’ipotesi che il partito lo avesse abbandonato: “Non dite queste cose per favore se non vogliamo arrecargli un dolore ancora più grande”. bersani-post
Il vescovo emerito Monsignor Ernesto Vecchi nell’omelia ha descritto Cevenini “deluso” da una “città disgregata”, dagli “apparati del potere che ancora troppo spesso rispondono a logiche autoreferenziali lontane dai reali bisogni della gente”.
Cevenini è stato sepolto nel cimitero di San Lazzaro, dove già riposa il padre, tra le note dell’inno nazionale e quelle di “Bella ciao” della banda comunale.
Domani il Bologna giocherà con il lutto al braccio a Parma per il Cev. E ci sarà anche il minuto di silenzio prima della partita alle 18.
Fotografie di Giusi Marcante e Gabriele Annichiarico

