22 ott. – Quante sono le persone che cercano lavoro in provincia? Gli ultimi dati disponibili (inizio luglio) dicono 89.758. Più di un terzo con meno di 34 anni, 13mila con un titolo di studio universitario. Un fenomeno nuovo quello della disoccupazione dei laureati su Bologna e provincia. “Prima della crisi del 2008 era praticamente inesistente“, dice l’assessore al lavoro della Provincia Giuseppe De Biasi. Un dato tanto più preoccupante se si tiene conto della difficoltà in cui versano i centri per l’impiego. “Negli ultimi anni abbiamo perso il 15% del personale, si tratta di pensionati che non sono stati sostituiti. E questo con gli iscritti ai cip che sono raddoppiati: dai 40mila del 2008 siamo passati agli attuali 90mila”. Una situazione di estrema difficoltà testimoniata anche dall’indicatore che misura la percentuale di persone ricollocate. Quattro su cento ce la fanno ad attivare un rapporto lavorativo attraverso i cip (ma per almeno un paio di loro si tratta di tirocini). Prima della crisi erano poco più di sei. “Ma i numeri delle agenzie interinali sono simili ai nostri”, dice l’assessore. Come dire che il pubblico non sta facendo male rispetto al privato. I numeri sono pessimi per tutti.
Per cercare di uscirne la Provincia promuove eventi come Job Meeting, in cui i laureati possono incontrare le aziende. Ma a scorrere la lista di aziende un terzo sono enti di formazione, quindi più che lavoro si tratta di iscriversi a corsi o master. Poi ci sono le attività di orientamento e inserimento. Nel 2012 vi hanno partecipato 1158 persone. Mancano però i dati sull’efficacia di questi laboratori (quante persone hanno trovato lavoro) e sopratutto non si tratta di attività svolte direttamente dai centri per l’impiego, che dovrebbero avere come missione quella dell’orientamento. “Il personale non sempre ha le giuste competenze“, spiega De Biasi. Così i laboratori sono stati affidati in appalto a Cofimp, ora Fondazione Aldini Valeriani.

