Negli anni della guerra Michele Tossani faceva parte come sottotenente della famigerata «Compagnia autonoma speciale» affidata a un professionista delle sevizie, il capitano repubblichino Renato Tartarotti (fucilato il 1° ottobre del 1945), operante in una casa di Via Siepelunga detta “Villa triste” perché – come citano diverse fonti documentali – vi si torturavano i prigionieri… Tossani ha sempre affermato di non avere avuto responsabilità dirette nell’opera di repressione, tuttavia, dopo la liberazione, venne condannato in primo grado a vent’anni di carcere e poi assolto in appello.
In tempi recenti il re dell’infortunistica era stato denunciato da Walter Vitali e Federico Enriques per aver fatto pubblicare un’inserzione su Repubblica Bologna nell’aprile del 2008 in cui, salutando la vittoria di Berlusconi, auspicava che : “L’Italia si muova, si scuota e si sacrifichi per ritornare ai fastigi di quando ci sentivamo di far parte di una razza forte, pura e maestra di vita“. Su di lui pesava l’accusa di “istigazione all’odio razziale”, e il manifesto era stato allegato alla mostra “L’offesa della razza” esposta in Provincia.
Adesso per il novantenne ex repubblichino Michele Tossani arrivano le motivazioni dell’assoluzione: non era razzismo secondo il gup Gabriella Castore, ma “amor di patria”: “Non può desumersi da una corretta lettura dello scritto – alquanto criptico – alcuna supponenza e senso di superiorità di una razza o etnia nei confronti di altre razze o etnie ritenute inferiori, ma solo un forte sentimento patriottico, una manifestazione di amore verso la nazione e il popolo italiano“.
Stando a questa triste sentenza, parlare di “Razza Pura“, nell’Italia del 2009 non è un problema. Macchè razzismo, è “amor di patria”. Sorge spontanea una domanda: se c’è una “razza pura“, sicuramente ve ne saranno anche di “impure“, figlie di un dio minore. O per dirla come il gup Castore: “figlie di una patria minore“.

