Amianto. Riciclare l’eternit e guadagnarci. Possibile?

norberto roveri

Bologna, 8 giu. – Anziché smaltire l’eternit in discarica, si potrebbe trasformarlo in materiali commerciabili. Lo prevede il trattamento brevettato dal Chemical Center, una società creata da un gruppo di docenti, ricercatori e imprenditori bolognesi. Norberto Roveri, docente di chimica all’Università di Bologna, da alcuni anni incontra privati ed enti pubblici per illustrare il procedimento, che consiste nella “denaturazione del rifiuto”. Lo ha fatto anche in commissione consiliare a Palazzo D’Accursio, lo scorso 4 giugno, chiamato dal 5 Stelle Massimo Bugani.

Roveri ci spiega che più che di smaltimento si deve parlare di denaturazione, perché il trattamento messo a punto dal suo gruppo di lavoro trasforma l’eternit in “qualcosa che non è più amianto” e alla fine “non esiste più la fibra di prima”, ma i suoi componenti: soprattutto magnesio (40% dell’amianto), nichel, silice, oltre che altri “prodotti di trasformazione che hanno un valore commerciale”, come una idropittura ricavabile dal cemento che imprigionava la fibra e anidride carbonica da liquefare.

Il trattamento è stato studiato per l’eternit, ma si può applicare a tutti i materiali contenenti amianto, ci spiega il professore. Il rifiuto contenente amianto viene inserito in un box, dentro al quale viene prima di tutto triturato con un sistema di aspirazione che impedisce dispersioni in aria della fibra responsabile dell’asbestosi. Dopo aver separato il cemento e l’amianto, si procede con la seconda fase del trattamento, che consiste nel separare gli elementi che compongono l’amianto.

Il brevetto utilizza una soluzione acida per sciogliere il cemento-amianto, ricavata da scarti alimentari come il siero di latte, l’acqua di vegetazione delle olive, l’acqua di lavaggio dei pomodori, il liquido delle acetaie, ai quali di volta in volta si aggiungono specifici batteri. Questo permette di riciclare scarti di altre produzioni alimentari caratteristiche di diversi territori italiani.

Secondo Roveri, il primo prototipo per l’applicazione del brevetto di Chemical Center potrebbe vedere la luce nel 2015. Finora si sono dichiarati interessati alcuni imprenditori in Calabria, in Puglia (dove è in corso il progetto in fase più avanzata), in Friuli e in Piemonte. Il prototipo costerebbe 1,5 milioni di euro e permetterebbe di lavorare  5 tonnellate al giorno di eternit. Per creare un impianto produttivo, ci vorrebbe un investimento complessivo di 3-4 milioni, anche raddoppiando il prototipo iniziale.

Una tonnnellata di eternit trattato  potrebbe rendere fino a 1.520 euro, al lordo delle spese, secondo i dati forniti da Roveri ai consiglieri del Comune di Bologna. “Una possibilità talmente semplice che a molti sembra impossibile“, ha detto il docente dell’Alma Mater, dichiarando la disponibilità a dare in uso il brevetto per 50-60 mila euro.

A Bologna lo aveva già illustrato in commissione in Regione e in Provincia, ma finora non c’è stato alcun contatto con Hera. Per l’assessore all’Ambiente Patrizia Gabellini, che ha partecipato alla commissione a Palazzo D’Accursio, le informazioni ascoltate potranno essere utilizzate nell’istruttoria pubblica sull’amianto che il Comune ha in agenda.

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