Bologna, 6 gen. – “Chi paga i danni dell’amianto?”. L’assessore regionale alla sanità Carlo Lusenti, a margine del convegno Cgil per la presentazione della proposta “Una regione senza amianto”, non ha dubbi: “Chi consapevolmente o inconsapolvemente ha prodotto un danno grave alla salute deve essere chiamato a contribuire ai costi che vanno sostenuti per indennizzare quel danno”. Quindi le Ferrovie dello Stato nel caso delle Ogr? “Secondo me sì, dovrebbero esserci un concorso nelle spese”.
Un ‘no’ Lusenti lo dice invece per quanto riguarda la costituzione a parte civile della Regione Emilia-Romagna nei processi legati all’amianto. “Non facciamo propaganda e non piantiamo bandierine, solo se rileveremo necessità e opportunità specifiche e puntuali ci costituiremo parte civile. Non si fa politica nei tribunali”.
Lusenti dice anche ‘no’ a chi chiede la creazione di un registro regionale di monitoraggio degli ex esposti sul modello di quello già esistente in Friuli Venezia-Giulia. “Da anni abbiamo già un monitoraggio incrociato con banche dati di Inail, Inps e con i dati che vengono dai libri matricole delle aziende. Il registro degli esposti c’è e funziona bene. Quello degli ex esposti esiste sì, anche se potrebbe avere dei limiti di completezza e potrebbero esserci dei buchi. In ogni caso esiste un ambulatorio amianto ad accesso diretto che fornisce tutte le informazioni necessarie. La domanda che dobbiamo farci è questa: dedicare risorse e tempo a rendere completissimi i registri non toglierà tempo e risorse ad altri interventi? Non toglierà soldi utili a ridurre l’incidenza della malattia e dare risposte terapeutiche a chi è malato?”.
Se in consiglio regionale arriverà una risoluzione con la richiesta di istituire un registro ex esposti all’amianto sul modello di quello già creato in Friuli Lusenti cosa dirà? “Questo registro già esiste. Lo ripeto: si tratta di una cosa utile o stiamo sventolando una bandierina? Le risorse per fare il registro non sono forse più utili per sottoporre coorti di lavoratori a controlli specialistici? Sul tema serve merito, non propaganda”.
Non tutti in sala sono convinti, e c’è chi ammette sì l’esistenza di banche dati degli ex esposti, ma su base provinciale e comunque senza una reale integrazione di tutti i dati. “Quando la coperta è corta perché non si stanziano abbastanza risorse – commenta un presente – bisogna scegliere cosa coprire e cosa lasciare scoperto”. C’è poi chi fa notare come nelle stesse proposte Cgil si richieda allo Stato, e a cascata agli enti locali regioni comprese, “una adeguata sorveglianza sanitaria per gli ex-esposti all’amianto”.
Alla Cgil che chiede “da domani” di aprire un tavolo per iniziare la discussione delle proposte sindacali sull’amianto zero in Emilia Romagna, Lusenti dice: “Il tema non c’è perché la volontà di confronto c’è sempre stata e sempre ci sarà. Piuttosto bisogna sbloccare il piano nazionale amianto perché ad ora non c’è ancora la copertura economica, e il piano regionale amianto funzionerà solo quando si sbloccherà il piano nazionale”. Poi ci sono norme da cambiare, “ma non lo possiamo fare noi, lo deve fare il Parlamento. Sono modifiche sacrosante e necessarie per estendere i diritti, ma non possiamo farle noi”.

