Bologna, 21 feb. – I dati li ha diffusi Vito Totire dall’Aea, l’Associazione Esposti Amianto, ma vengono direttamente dall’Ausl di Bologna. Su 30 campioni effettuati nel 2013 3 sono risultati positivi. Questo il testo della comunicazione Ausl:
“Con la presente si comunica, come richiesto, che nel corso del 2013 sono stati effettuati n. 30 campioni per la ricerca dell’amianto di cui 3 sono risultati positivi e precisamente nei seguenti punti:
– via Schiavonia 2 il 13/04/13 per presenza di 1 fibra/mmq
– via Guardassoni 10 il 12/09/13 per presenza di 2 fibre/mmq
– via Castiglione 81 il 16/04/13 per presenza di 2 fibre/mmq
Nei successivi campioni effettuati nei suddetti punti l’amianto è risultato sempre assente. Si fa presente che i rapporti di prova trasmessi all’Arpa di Reggio Emilia relativi ai referti positivi non sono comprensivi del tipo di amianto e delle caratteristiche dimensionali delle fibre”.
La presenza di amianto nell’acqua risulta dunque confermata e non è discutibile. Il dibattito (quando c’è) è tutto su un punto: le fibre di amianto nell’acqua sono pericolose o meno? Per Totire l’acqua è potabile solo se è senza amianto perché “non esiste una soglia di esposizione, per quanto bassa, che possa essere definita sicura”. Non è solo una questione d’ingestione dell’amianto attraverso l’acqua contaminata (con potenziale possibilità di cancro gastro-intestinale) ma anche di amianto che dall’acqua passa all’aria. “Pensiamo alle casalinghe che usano l’acqua di rubinetto. Le fibre passano ad esempio sul pavimento o sulle stoviglie – argomenta Totire – e da lì nell’aria”.
Per l’Ausl evidentemente non le cose non stanno però così. Nel 2009 Hera spiegò che “perché si accenda la spia dell’allarme, la concentrazione di fibre dovrebbe essere 10.000 volte superiore a quella accertata da Totire”. La polemica e la discussione sono praticamente su tutto: dal numero dei campionamenti ai luoghi dove vengono effettuati. “Troppo pochi e sempre gli stessi, e chissà poi perché?”, si chiede Totire. Anche sulle misurazioni dell’Arpa di Reggio Emilia ci sono discussioni: l’Associazione esposti amianto propone misurazioni alternative e più sensibili rispetto a quelle reggiane. “Proviamo a farle come fanno negli Usa, i dati saranno anche mille volte maggiori”, dice Totire.
In una commissione del Comune di Bologna sul tema, svoltasi nell’aprile 2013, il consigliere del Pd Corrado Melega ha parlato di “dati Ausl che sollevano un problema“. “Ci è stato detto che il 7% dei prelievi in cerca di tracce di amianto nell’acquedotto di Bologna è positivo– ha argomentato Melega- Bisogna tenere alta l’attenzione. Dire che l’Oms non ha certificato la pericolosità dell’amianto ingerito non è decisivo, perche’ l’Oms è un’organizzazione mondiale che parla a tutti i Paesi e deve quindi raggiungere un equilibrio a volte difficile”.
Amianto nell’acqua. Un documentario riapre il dibattito
Acqua all’amianto nelle tubature bolognesi
Arpa ER. Amianto, polveri e fibre nelle acque
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In alto un’immagine tratta dal webdocumentario H2A amianto a chilometro zero

