Amianto. “Mio padre abbandonato dai medici”. Parla la figlia di Valter Nerozzi

valter nerozzi, vittima dell'amiantoBologna, 22 gen. – Abbiamo intervistato Silvia Nerozzi, figlia di Valter, tecnico delle Officine grandi riparazioni di Bologna ucciso dal mesotelioma pleurico, un tumore maligno causato dall’esposizione alle fibre di amianto. Quello che è successo a Valter non è un caso, ma l’effetto dell’esposizione all’amianto polverizzato che alle Ogr si respirava ancora a fine degli anni ’70. Valter Nerozzi ha lottato fino alla fine contro la malattia, era ottimista e sperava di riuscire in qualche modo a strappare altro tempo al tumore. “Quando ci si trova con un mesotelioma causato dall’amianto – racconta la figlia ricordando il percorso clinico del padre – sono gli stessi medici ad alzare le mani arrendendosi sapendo che difficilmente il paziente riuscirà a cavarsela. C’è chi propone una terapia, chi un’altra. Non vengono date certezze e l’ammalato si ritrova abbandonato a sé stesso cercando un medico che gli dia una speranza”. Valter aveva da subito affrontato di petto la malattia, si era informato sulle possibili terapie, anche quelle sperimentali, studiava la letteratura medica e aveva consultato anche alcuni specialisti statunitensi. Ma era ben conscio che non tutti avrebbero potuto fare altrettanto. “Io sono un tecnico specializzato – raccontava – Certe cose le capisco, conosco l’inglese, studio e mi oriento da solo, ma non tutti ne sarebbero capaci”. “Ci aspettavamo di più dagli ospedali bolognesi – continua a raccontare la figlia – invece, dopo l’operazione [nel maggio 2013, ndr] e la successiva tac di controllo di settembre, a mio padre è stato detto che sarebbe stato richiamato a gennaio per la visita successiva. Lui aveva gli strumenti per comprendere la situazione, e così ha capito che non era il caso di attendere 4 mesi visto che la tac già mostrava una recidiva del tumore. Per questo ha deciso di curarsi a Forlì. Mi chiedo: cosa sarebbe successo a una persona meno attrezzata culturalmente e con meno conoscenze? Forse avrebbe aspettato semplicemente una chiamata di controllo dei medici che poi, magari, sarebbe arrivata troppo tardi. Mio padre voleva che la sua morte servisse a richiamare l’attenzione su questo tema, sui problemi che hanno le persone che lottano contro il mesotelioma”.

Valter Nerozzi va ad aggiungersi ai 200 operai e tecnici che negli ultimi 30 anni hanno perso la vita a causa dell’amianto presente nei treni che venivano riparati nelle Ogr di Bologna. Guidò una squadra di 10 operai tra il 1976 e il 1980 nel reparto dei lamierai delle Officine.  Di quei 10 uomini oggi ne rimangono in vita sette. Gli altri sono stati uccisi dal mesotelioma. I lavoratori delle Ogr sono ben consci del problema. Sono stati centinaia i tecnici e gli operai che hanno lavorato senza protezioni a contatto con l’amianto prima degli anni 90. E il tempo di latenza del mesotelioma pleurico può sorpassare anche i 30 anni. “Ci sono colleghi che vivono con la paura di ammalarsi. Ogni colpo di tosse per loro è fonte di preoccupazione”, spiega Salvatore Fais, rsu Cgil e rappresentante per la sicurezza nelle Ogr. Per questo i lavoratori delle Officine – e con loro molti colleghi in pensione – si sono astenuti in massa dal lavoro e hanno partecipato al funerale di Valter. Fais, e con lui molti altri, da tempo si batte per la creazione di un efficace sportello unico bolognese che si prenda carico dei lavoratori colpiti dal mesotelioma, orientandoli e accompagnandoli nel percorso terapeutico. “Invece – ci ha raccontato – capita che siano abbandonati a sé stessi, e che ognuno faccia come meglio può”.

In Emilia-Romagna esiste un registro dei mesoteliomi, ma non un registro delle esposizioni all’amianto sul modello di quello già funzionante in Friuli. Da tempo l’Associazione Esposti Amianto chiede alle istituzioni di creare un registro del genere, unico modo per tutelare – per quanto possibile e con programmi di monitoraggio e controllo – le persone che per motivi lavorativi e non sono stati esposte alle fibre dell’amianto.L’articolo 1 della legge 22 approvata nel 2001 dalla Regione Friuli recita: “La Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia promuove la sorveglianza delle situazioni caratterizzate da presenza e da rischio amianto, coordina l’operato dei soggetti esercitanti le funzioni di vigilanza e di controllo e attua azioni di prevenzione delle malattie conseguenti all’esposizione all’amianto nei confronti delle persone che siano state o risultino tuttora esposte e dei loro familiari.
Promuove la ricerca clinica e di base del settore attraverso idonei strumenti disciplinati dalla presente legge e sostiene le persone affette da malattie professionali causate dall’amianto e le loro famiglie”. Tra le altre cose si prevedono interventi anche economici di sostegno alle persone affetta da malattie correlabili all’amianto, programmi di informazione destinati alla popolazione agli operatori sanitari, programmi di prevenzione primaria destinati agli ambienti di lavoro e programmi di sorveglianza periodica e prevenzione secondaria destinati a soggetti iscritti nel Registro regionale degli esposti.

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