Amianto. La Cgil pressa la Regione: “Nuovo impulso, o serviranno 60 anni per la bonifica”

una regione senza amiantoBologna, 6 feb. – Coi ritmi attuali, perché l’Emilia-Romagna sia “amianto free” serviranno almeno 50-60 anni. Per questo la Cgil chiede a Regione e Comuni di spingere il piede sull’acceleratore. Oggi a Bologna il sindacato ha presentato il suo pacchetto di proposte per risolvere il problema, in un convegno dal titolo “Una regione senza amianto“, alla presenza tra gli altri dell’assessore regionale alla Sanità Carlo Lusenti.

“Bisogna partire subito con il tavolo di confronto con la Regione sulla mappatura e lo smaltimento dell’amianto in Emilia-Romagna”, afferma Antonio Mattioli della segreteria Cgil regionale. L’obiettivo “è ridare impulso alla rimozione dell’amianto- spiega Andrea Caselli del sindacato- i dati evidenziano il disastro delle persone che muoiono. E abbiamo ancora una quantità enorme di amianto in giro, coi ritmi di oggi ci vorranno quasi 100 anni per rimuoverlo tutto“. Sulle bonifiche, la Cgil chiede di seguire il buon esempio del Comune di Rubiera, che ha eliminato tutto l’amianto dagli edifici pubblici, tiene monitorato il territorio e fa ordinanze ai privati perché rimuovano il materiale killer. Una buona pratica da “estendere a tutta l’Emilia-Romagna- afferma Caselli- per tutti i Comuni”.

La Regione in questi anni ha avviato un’indagine, che ha permesso di censire quasi 1.200 siti pubblici o privati aperti al pubblico con amianto. Di questi, 711 sono stati bonificati mentre in 487 edifici l’amianto è stato incapsulato o confinato. Interventi che la Cgil non vede di buon occhio, perché “presentano un grave problema in caso di terremoto o incendio delle strutture”. Da qui la richiesta di rimuovere tutto l’amianto presente. Ma “è necessario prevedere un significativo incremento delle operazioni di bonifica- si legge nella piattaforma Cgil- al fine di ridurre a 10-15 anni i tempi per l’obiettivo dell’eliminazione totale dell’amianto. Coi ritmi attuali è ipotizzabile di raggiungere l’obiettivo in circa 50-60 anni”. In Emilia-Romagna “non ci sono discariche dedicate per lo smaltimento dell’amianto- afferma Caselli- solo il 10% viene bonificato in due impianti a Castel Maggiore e Mirandola. Il resto va all’estero, soprattutto in Germania”.

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