9 mar. – Altre due o tre denunce contro ignoti sporte da stranieri tra la fine dell’estate e novembre sono al vaglio degli inquirenti che hanno condotto l’indagine che ha portato all’arresto dei 4 poliziotti delle volanti della Questura. Sono denunce più vaghe di quelle dei pusher tunisini che hanno raccontato di essere stati rapinati e picchiati dagli agenti e i cui racconti hanno trovato riscontro nelle indagini. Le modalità delle rapine però sono identiche a quelle contestate agli agenti arrestati: prima un controllo di polizia, poi la richiesta di denaro.
Nell’ambito delle indagini la Guardia di Finanza ha setacciato i conti correnti degli agenti risalendo ad un anno e mezzo fa e trovando piccoli versamenti da 100 a 300 euro fino ad arrivare ad un ammontare complessivo di 8 mila euro. L’ipotesi è che possano essere frutto delle rapine ma, pur non rispondendo alle domande del gip durante l’interrogatorio di garanzia, l’agente Andreani ha detto che quel denaro erano quello degli straordinari pagati dal ministero in assegni. Gli agenti Pace e Pellicciotta hanno invece negato di aver fatto versamenti.
Intanto emergono altri particolari come quello della madre di uno dei poliziotti che, al telefono in Questura con un agente mentre cercava di rintracciare il figlio, si è lasciata andare ad alcune confidenze. E così ha raccontato che il figlio aveva avvisato i familiari di non parlare al telefono . Una telefonata avvenuta dopo che la notizia delle indagini era apparsa sul Corriere di Bologna lo scorso novembre e che avvalora l’ipotesi che gli agenti già sapessero di essere finiti nei guai.

