Alluvione Modena. Non sono state le nutrie “ma tassi, volpi, istrici”

Alluvione_ModenaBologna, 9 lug. – Non sono state le nutrie, ma i tassi, le volpi e gli istrici. Comunque piccoli animali che amano scavarsi la tana negli argini dei fiumi. La commissione scientifica della Regione Emilia-Romagna ha reso pubblici i risultati delle analisi effettuate sugli argini del fiume Secchia, collassati il 19 gennaio 2014 in località San Matteo, frazione del Comune di Modena.

“Appare del tutto verosimile – dice la relazione – che l’argine abbia collassato per effetto dell’interazione tra la piena e un articolato sistema di tane di animali selvatici, presente nel corpo arginale, che ne ha ridotto la resistenza”. I risultati del lungo lavoro svolto in questi mesi e conclusosi oggi – che si è basato su prove geotecniche in campo e di laboratorio – sono stati illustrati questa mattina ai consiglieri regionali in Commissione Territorio, Ambiente e Mobilità dal professor Luigi D’Alpaos, presidente della Commissione scientifica, affiancato da tutti i colleghi che ne fanno parte. “La nostra risposta – ha affermato – può essere considerata apparentemente semplice, ma si basa su una verità scientifica che ha comportato l’applicazione di analisi e metodi complessi”. In relazione al problema delle tane, il professore ha precisato che “la presenza di questi animali è un fenomeno emergente, in quanto non si tratta di nutrie ma di tassi, volpi e istrici, insediati in questo territorio soltanto da qualche anno a questa parte”.

La relazione non contiene mai la parola “manutenzione”, e nemmeno “nutrie”. Si parla genericamente di “animali selvatici”, e di volpi, tassi e istrici citando casi particolari.

“L’intensa attività di studio e indagine scientifica compiuta in questi mesi dalla Commissione, che ringrazio vivamente assieme ai Rettori delle Università, è stata fondamentale per fare chiarezza e dare risposta alla comunità su ciò che è successo – ha commentato l’assessore alla Difesa del suolo Paola Gazzolo -. Abbiamo lavorato per superare l’emergenza e per ottenere dal Governo 210 milioni di risorse necessarie a indennizzare i cittadini e le imprese e a mettere in sicurezza il territorio. Adesso è necessario rafforzare le azioni già messe in campo assieme agli altri enti coinvolti con un triplice obiettivo: attuare una manutenzione costante degli argini, potenziare il monitoraggio e la vigilanza idraulica e, anche alla luce del prezioso contributo che ci ha offerto la Commissione, intensificare l’attività di controllo e contenimento degli animali. Lo staff tecnico istituito dal Commissario dopo l’alluvione è già al lavoro su questo”.

“A più riprese – commenta il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – abbiamo denunciato il problema della diffusione di questi animali, in particolare le nutrie, altamente prolifiche, che si stanno diffondendo senza controllo perché privi di antagonisti predatori nel nostro Paese. Abbiamo chiesto con chiarezza di definire una specifica strategia di prevenzione che preveda un piano di abbattimento per evitare la diffusione a dismisura degli animali che scavano tane negli argini. La loro riproduzione è ormai fuori controllo e stanno mettendo a rischio non solo l’ambiente e le attività agricole, ma la stessa sicurezza dei cittadini, come purtroppo abbiamo dovuto dolorosamente constatare proprio nel caso dell’alluvione di Modena dove una persona è morta. Il nostro auspicio è di non dovere attendere altri disastri e altri morti per definire e mettere in atto piani per liberare fiumi e canali della loro presenza. Un primo intervento, ad esempio, dovrebbe essere di mettere gli agricoltori, capillarmente presenti e buoni conoscitori del territorio, in condizione di abbattere gli animali nocivi”.

Per  interventi urgenti di messa in sicurezza idraulica dei bacini dei fiumi Secchia, Panaro e Naviglio, l’assessore Gazzolo ha annunciato lo stanziamento di ulteriori 23 milioni di euro resi disponibili dalla quinta ordinanza firmata dal Commissario delegato. Ad essi si aggiungono 6 milioni destinati al ripristino delle opere pubbliche e di interesse pubblico previsti dalla quarta ordinanza.

Qui il pdf con la relazione

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