11 mar. – La Cgil di Bologna è preoccupata dalla ripercussioni che i tagli al sistema sanitario possano portare, solo nel bolognese, alla perdita di circa 600 posti di lavoro. Tra blocco del turn over e mancata sostituzione di chi si assenta per lungo tempo, sono questi i conti del sindacato che non accetta le rassicurazioni: “Ci dicono che dobbiamo stare tranquilli, che reggeremo riorganizzando il lavoro, ma è una chiave di lettura che non mi convince” dice il segretario della Camera del Lavoro, Danilo Gruppi. Dei 260 milioni di taglio al finanziamento della sanità regionale, nel Bolognese verranno a mancare 60 milioni. Per questo la Cgil chiede di poter discutere, oltre che di piano economico-finanziario delle aziende (come Asl, Policlinico Sant’Orsola e Istituto Ortopedico Rizzoli), anche quello organizzativo.
Il problema, secondo responsabile sanità della Funzione Pubblica, Pino Chiarelli, sta nel fatto che già negli anni scorsi le aziende sanitarie locali hanno fronteggiato i tagli con delle riorganizzazioni “alla dove cojo cojo”. Le stime del sindacato dicono che nel 2013 degli oltre 14mila dipendenti del settore sanitario se ne perderanno 600, il 4%. Al Sant’Orsola, ad esempio, a fine anno ci saranno 380 lavoratori in meno. Non licenziamenti, ma mancate sostituzioni di chi va in pensione o di chi si assenta per lungo tempo. All’Asl non va meglio: tra il 2009 e il 2011 si sono persi 231 lavoratori, nel 2012 altri 197, per quest’anno la previsione è superiore ai 200. Va un po’ meglio al Rizzoli, grazie allo status di ente di ricerca che consente allo Ior di mantenere invariata la dotazione organica: qui però i tagli si riversano sui servizi di manutenzione (-10%).

