24 giu.- “Quella dei giorni scorsi è stata una protesta civilissima”. La Garante dei diritti dei detenuti Desi Bruno smentisce quanto riportato nei giorni scorsi da alcuni giornali, che avevano parlato di aggressioni dei detenuti nei confronti di agenti di polizia penitenziaria. In occasione della presentazione del Poligraf Bruno è tornata a parlare delle proteste dei detenuti contro il sovraffollamento: nei giorni scorsi alcuni di loro avevano iniziato anche uno sciopero della fame.
Non migliora infatti la situazione del carcere della Dozza, che con 1168 detenuti è quasi al triplo della sua capienza ed è il più affollato d’Italia. Una situazione che negli ultimi tempi ha costretto i detenuti a dormire in tre all’interno di celle di 9 mq, con i materassi per terra. Al sovraffollamento si aggiunge la carenza di personale: gli agenti di polizia penitenziaria sono sotto organico di 200 unità. Questo incide pesantemente sulla vita dei detenuti. Se non ci sono agenti, la loro vita si restringe sempre di più agli spazi della cella e le occasioni di socialità si riducono. Ma a risentirne è anche la salute.
Di qui l’appello di Bruno affinché le udienze, quando previsto dalla legge, siano fatte in carcere e non fuori: “In questo modo – spiega la Garante – le guardie sono sgravate dall’accompagnamento in tribunale e possono per esempio portare i detenuti che stanno male a fare visite mediche, altrimenti impossibili”.
Dal Provveditore regionale all’amminitrazione penitenziaria, Nello Cesari, arriva un appello all’amministrazione centrale affinché si attivi per trasferire i detenuti della Dozza in carceri meno affollate, per esempio in Sardegna o in Sicilia. “A breve termine non vedo orizzonti risolutivi”, ha detto Cesari, che ha definito “pesante e imbarazzante” la sitauzione del carcere di Bologna.

