29 lug. – Non solo è affollata oltre la soglia di tolleranza. Alla Dozza c’è anche una bambina di appena due mesi, rinchiusa con la madre di 19 anni. Lo comunicano due senatori del Partito Democratico – Sergio Lo Giudice e Rita Ghedini – che si sono recati in visita nel carcere bolognese assieme alla garante regionale dei diritti delle persone private della libertà, Desi Bruno.
I dati sono questi: alla Dozza sono recluse 910 persone, quando la capienza della casa circondariale è di soli 460 posti e la soglia massima di tollerabilità è fissata a 820 unità. Un detenuto su quattro è tossicodipendente, mentre uno su due è dietro le sbarre per reati legati alla droga, così come il 50% dei reclusi è in attesa di giudizio. Il 63% della popolazione della Dozza è composta da stranieri.
Anche la situazione del personale continua a mostrare sofferenze. Gli agenti di polizia penitenziaria in servizio effettivo sono 385 su un organico previsto di 567 unità, e gli educatori sono 8 , tre in meno di quanto previsto in organico. Ogni educatore, a guardare i numeri, dovrebbe quindi seguire più di 100 detenuti.
“Presenteremo presto un’interrogazione in Senato – spiegano Ghedini e Lo Giudice in riferimento alla presenza alla Dozza di una bimba di due mesi -per chiedere che siano effettivamente attivate le misure che consentano alle madri di poter scontare la pena in alloggi alternativi al carcere: non è sopportabile che dei bambini possano trascorrere in carcere periodi fondamentali per la loro crescita”.
“Un altro problema da risolvere presto – continuano Ghedini e Lo Giudice – è quello della stabilizzazione del ruolo della direzione del carcere di Bologna sottoposto a un carosello di nomine temporanee nel corso degli anni. Ci faremo carico di intervenire presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per ottenere la stabilizzazione dell’incarico del direttore oltre all’assegnazione degli agenti che hanno concluso i corsi di formazione”. Rimane aperto il tema del lavoro in carcere.

