Alessandra: pronta a tornare Alessandro per salvare la sua famiglia

Bologna 12 giu. – “Gioia e perplessità“: così Alessandra Bernaroli ha commentato ai nostri microfoni la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma che annulla il matrimonio nel caso uno dei due coniugi cambi sesso. Alessandra quindi ha visto insieme a sua moglie Alessandra confermato il diritto al riconoscimento della loro unione. Ma fino ad un certo punto. Il loro matrimonio è “congelato”, si trovano in una situazione giuridica indefinita.

“Questa sentenza non è molto chiara, crea un po’ di confusione tra la questione transessualità e la questione omosessualità”, ha spiegato Alessandra. Se da una parte infatti la Consulta ha detto chiaramente che non è costituzionale sciogliere il matrimonio perchè un coniuge ha cambiato sesso, dall’altra i giudici sono voluti entrare nel merito dei diritti delle coppie dello stesso sesso. Scrivendo che per loro la cosa migliore sarebbe fare le unioni civili. “E’ una conseguenza della ruggine culturale del nostro paese, mentre la maggioranza dell’Europa dice che il matrimonio è un diritto di tutte le coppie”, precisa Alessandra.

Ora è la Cassazione che dovrà pronunciarsi, probabilmente entro la fine dell’anno. Potrebbe decidere che il matrimonio non si può sciogliere e bisogna lasciarlo congelato in attesa che il Parlamento legiferi. Oppure nell’attesa di questo potrebbe indicare che il legame tra le due persone vada comunque tutelato e lo è nel matrimonio.

 Per difendere la sua famiglia, Alessandra è pronta a tornare al suo vecchio nome di Alessandro: “quando ho cambiato sesso non sapevo che il mio matrimonio sarebbe stato sciolto. Se la Cassazione non decide di stare in Europa chiedero di tornare al mio vecchio nome per mantenere la mia famiglia”.

Tornando alla sentenza della Corte Costituzionale, Alessandra la valuta come un passo avanti per il transessualismo. Per le coppie gay il giudizio è più sfumato: “da una parte è un passo avanti perchè ha lanciato un monito e ha detto che non possono restare senza tutele però non ha dato una tempistica al legislatore e questo è grave”.

Ancora più grave il fatto che per i giudici l’articolo 29 della Costituzione non comprende le copie omosessuali e per questa interpretazione si sono serviti di una legge del 1942 promulgata negli anni del regime fascista. “Ma altre volte la Corte Costituzionale ha detto cose che poi si è rimangiata…”

 Ascolta l’intervista a Alessandra Bernaroli

 

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