Aldrovandi. #vialadivisa “perché non finisca con una bolla di sapone”

Al fianco Aldrovandi

Bologna, 11 feb. – Una battaglia di giustizia per chiedere che chi ha ucciso Federico Aldrovandi non torni ad indossare la divisa della polizia di Stato. O almeno, che non torni più a svolgere le stesse funzioni. Questo chiede la manifestazione che sfilerà sabato prossimo, 15 febbraio, per le strade di Ferrara, dietro lo slogan #ViaLaDivisa. Patrizia Moretti, madre del giovane ucciso a 18 anni il 25 settembre 2005 da quattro poliziotti, dice: “La destituzione che chiediamo – dice la mamma di Aldro – non è espressamente il licenziamento, cioè non sta a noi stabilire leggi, regolamenti. Però troviamo veramente disumano che queste persone possano tornare armate e con le stesse prerogative che avevano prima di uccidere Federico e che comunque, con quelle, hanno ucciso mio figlio”.

“A parere mio – dice Moretti – ma anche di tutti i giudici che li hanno incontrati in questi 8 anni di processi, non sono adatte a fare questo tipo di lavoro”. La paura della famiglia di Federico è che la vicenda si concluda “con una bolla di sapone“. I quattro agenti condannati a 3 anni e 6 mesi per eccesso colposo in omicidio colposo (Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri) sono tornati al lavoro da una decina di giorni (tranne Forlani che è in mutua). Sono stati trasferiti, non sono più in servizio alla Questura di Ferrara. “Hanno ricevuto il massimo della condanna” ripetono dal Coisp, il sindacato di polizia che più di ogni altro ha preso le loro difese, “e ora sono stati reintegrati”.

Il segretario regionale del Siulp, Lino Elia, punta il dito non tanto contro i colleghi che hanno ucciso Federico (“che comunque errori li hanno commessi”) ma contro l’amministrazione centrale: “Mancano i protocolli e la formazione” dice il sindacalista. Secondo il Siulp, solo negli ultimi tempi si è iniziato a discutere all’interno della Polizia di protocolli per evitare che in futuro possano ripetersi casi come quello di Aldrovandi. Per il sindacato comunque, se gli agenti colpevoli hanno già pagato il loro debito con la giustizia, chi dovrebbe pagare un conto più salato, con la cacciata dalla Polizia, dovrebbero essere gli agenti che si sono macchiati dell’onta dei depistaggi.

Sabato prossimo, il corteo promosso dall’associazione Federico Aldrovandi partirà da via dell’Ippodromo, strada divenuta famosa proprio perché fu in quella strada che Federico incontrò gli agenti che lo uccisero. Da lì partirà un corteo senza bandiere di partito, come chiede la famiglia, a cui parteciperà anche l’associazione Papillon che da anni si batte per i diritti dei detenuti. Valerio Guizzardi, anima dell’associazione, sostiene che se in Italia vi fosse il reato di tortura, la condanna per gli agenti che hanno ucciso Federico sarebbe stata molti più forte.

Il Movimento 5 stelle, con una richiesta di accesso agli atti e una interrogazione parlamentare, sta tentando di capirne di più sulla sorte lavorativa degli agenti e se, per caso, vi sia ancora la possibilità che sia chiesta la loro destituzione. Vittorio Ferraresi, deputato del Movimento 5 Stelle, è stato nostro ospite durante AngoloB.

Qua sotto il podcast completo della trasmissione.

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