Bologna, 29 apr. – Cinque minuti di applausi con tanto di standing ovation. Li ha tributati la platea del congresso nazionale del Sindacato Autonomo di Polizia a Paolo Forlani, Luca Pollastri e Enzo Pontani, tre degli agenti di polizia condannati per l’uccisione di Federico Aldrovandi, avvenuta a Ferrara il 25 settembre 2005.
Durante la sessione pomeridiana del congresso sap riunito a Rimini, i tre agenti presenti in sala sono stati omaggiati dai delegati, quasi fossero simboli, vittime di una persecuzione, e non condannati per aver commesso un reato.
I tre agenti, che insieme alla collega Monica Segatto sono stati riconosciuti colpevoli di eccesso colposo in omicidio colposo, sono stati condannati a 3 anni e 6 mesi e hanno scontato alcuni mesi agli arresti, chi in carcere e chi ai domiciliari.
Allo stesso congresso del Sap, in mattinata, era intervenuto il capo della polizia Alessandro Pansa.
“Provo ribrezzo per tutte quelle mani” ha scritto su Facebook Patrizia Moretti, madre di Federico, che ha anche aggiunto: “Cosa significa? Che si sostiene chi uccide un ragazzo in strada? Chi ammazza i nostri figli? E’ estremamente pericoloso”.
Critiche al Sap arrivano anche dal Siulp, altro sindacato dei lavoratori di polizia. Felice Romano, segretario nazionale del Siulp, dice: “Io nel mio congresso non lo avrei fatto di sicuro”. “Io credo che gli errori – dice Romano – soprattutto quando si riferiscono a tragedie, quando c’è una vita umana che si perde è una grande tragedia, a maggior ragione quando è stata censurata dalla magistratura la vicenda con sentenze definitive, non possono essere utilizzate per tripudi ma solo per riflettere perché queste cose non accadano più”. “Io credo che queste cose non aiutino – dice ancora Romano -, non aiutino soprattutto i poliziotti”.

