12 apr. – La Cisl sembra non voler mettere la parola fine sulla polemica della festa dei lavoratori a Bologna, che la Cgil vuole fare da sola. Il segretario Alessandro Alberani in un’intervista a E’Tv lancia la speranza di una mediazione delle istituzioni. “Ci sono figure autorevoli in città, il Prefetto, il Questore, anche il Commissario e se avessero voglia di mettersi in campo e giocare un ruolo di mediatori, noi ascolteremmo tutti”, ha detto. Quindi, una sorta di “procedura di raffreddamento” delle tensioni confederali, proprio come avviene nelle trattative che possono sfociare in scioperi che compromettono servizi pubblici essenziali.
Il tema su cui Alberani non vuole assolutamente mettere la parola fine è quello della piazza centrale del Primo Maggio. La Cgil ha prenotato piazza Maggio e non solo quella, ma per Alberani “non si può sfrattare una organizzazione da tutte le piazze” della città. La Cisl, ha detto quindi il suo segretario, sicuramente sarà in piazza Re Enzo il 30 aprile “per raccontare la nostra posizione e fare proposte sul fisco”.
Intanto la Cgil va avanti da sola per la sua strada e proprio da piazza Re Enzo, all’iniziativa dello Spi Cgil sullo sciopero generale, il segretario della Camera del Lavoro Danilo Gruppi ha sottolineato l’importanza delle scelta della piazza separata perché, ha detto “Il Primo Maggio non è solo una giornata di festa, ma soprattutto in questa fase ha anche un carattere di giornata di lotta“.
Alcuni pensionati della Cgil però sembra non condividere la sicurezza del segretario cittadino e Bruno Pizzica, numero uno dello Spi ha posto alcune perplessità su una rottura che “ha oscurato i temi dello sciopero generale”.
Pesante invece il giudizio della Uil sulla rottura con la Cgil. “La Camera del Lavoro – ha detto attraverso un comunicato stampa Gianfranco Martelli, segretario regionale della Uil – si è posta alla guida dell’antagonismo locale con quella presunzione e arroganza tipica di chi vuole imporre le proprie condizioni e convinzioni a tutti. Per di più, bollando, come nel vecchio sistema sovietico, chi non la pensa come lei quale amico del padrone“.

