Al via le “dimissioni protette” per i senzacasa

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24 lug. – Dal primo agosto partirà al dormitorio Beltrame di via Sabatucci il primo passo del progetto “Dimissioni protette“, messo in piedi dal Comune in collaborazione con l’Ausl, che offre assistenza socio sanitaria a persone senza dimora che, dopo un periodo di degenza in ospedale, necessitano comunque di assistenza.

Il progetto partirà al Beltrame, dove saranno predisposti 5 posti letto, e sarà completato a metà settembre quando altri 6 posti letto saranno creati nella vecchia residenza Irnerio, in via Pallavicini. Là, proprio in questi giorni, si stanno trasferendo gli operatori e gli ospiti del dormitorio di via Capo di Lucca, che verrà chiuso. L’ausl metterà a disposizione un operatore socio sanitario e personale infermieristico per fornire assistenza 24 ore su 24.

Il progetto “Dimissioni protette” si rivolge a persone con importanti bisogni sanitari come, ad esempio, persone che hanno subito amputazioni e che, pur potendo essere dimesse dall’ospedale, sono totalmente incompatibili con la permanenza in strada. Anche perché, come ricorda Maria Cristina Cocchi, per la collettività costa molto di più una degenza in ospedale che non l’assistenza socio sanitaria all’interno di una struttura non ospedaliera. Un modo, secondo il Comune e l’Ausl, per risparmiare e per migliorare l’assistenza delle persone.

Oggi, nel corso di una conferenza stampa, l’assessore al Welfare Amelia Frascaroli, insieme alla responsabile del Servizio Sociale Bassa Soglia, Monica Brandoli, ha fatto un bilancio di questo primo anno di attività del servizi ri-centralizzato. Dopo il decentramento ai quartieri del servizio voluta dall’amministrazione di Sergio Cofferati, la scelta dell’amministrazione Merola è stata quella di fare un passo indietro.

Dal 2 maggio 2012 al 30 aprile 2013 per il servizio, rinominato Strambo (Servizio per Trovare Risorse Alternative e Multidisciplinari a BOlogna), sono passate 696 persone. Il servizio di bassa soglia è rivolto a persone di passaggio a Bologna, non residenti, in condizioni di urgente e indifferibile bisogno. La dirigente Brandoli li ha definiti “invisibili”, persone di cui il resto della città si accorge solo quando creano “fastidio”.

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