Aggressione al cronista. Parlano gli anarchici: “Il pestaggio una menzogna”

via erbosa sinti celere

Sabato 8 novembre. Polizia e Guardia di finanza di fronte al campo sinti di via Erbosa

Bologna, 15 nov. – “Nessun pestaggio, nessun gomito rotto“. Sull’aggressione al cronista del Resto del Carlino Enrico Barbetti parlano gli anarchici, “noi, alcuni degli anarchici presenti quel giorno”. E in un lungo comunicato inviato a Radio Città del Capo raccontano la loro versione dei fatti. A cominciare dall’attacco al giornalista del quotidiano bolognese, che a loro dire non ci sarebbe stata. “Abbiamo detto a quel giornalista che se ne poteva andare, che delle tante infamità uscite dalla sua penna se ne sarebbe dovuto vergognare”. Nulla di più. L’aggressione, si legge, sarebbe una “menzogna” usata “per distogliere l’attenzione dalla tentata visita di un nazi-leghista al campo Sinti di via Erbosa”. Il lavoro e la presenza di Barbetti invece, attardatosi a fine della manifestazione, sarebbero stati vissuti da alcuni presenti come “una provocazione”.

Nel comunicato, firmato “Anarchiche e Anarchici”, si respinge inoltre l’associazione tra l’Aula C e “ogni disordine che avviene in città”. Così come si fa notare che non tutti gli anarchici cittadini sono da ricondurre all’aula autogestita di Scienze Politiche. “L’Aula C non è un covo, ma uno spazio dove condurre confronti, dibattiti, esperienze di autogestione. Sotto attacco è la libertà di tutte e tutti”.

Senza troppi giri di parole. Il comunicato della redazione di Radio Città del Capo

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Il testo completo del comunicato che riceviamo e pubblichiamo:

LA VERITA' TI FA MALE...LO SAI!



Si è scritto molto sui giornali in questi giorni rispetto all'episodio 
avvenuto sabato 8 novembre al termine del presidio contro Salvini. Molti 
giornalisti erano presenti in quella situazione, fra essi anche Enrico 
Barbetti de Il Resto del Carlino.

Si è parlato di un’ aggressione squadrista avvenuta per mano del "mostro 
anarchico". Avremmo preferito che anche altri prendessero parola, visto 
che non eravamo gli unici presenti sabato, ma visto che così non è stato 
scegliamo di parlare noi, alcuni degli anarchici presenti quel giorno, 
nonostante non sia nostra abitudine rispondere alle calunnie che la 
stampa di regime ci rivolge ad ogni occasione.

Non vogliamo che passi un’unica versione dei fatti, quella del Resto del 
Carlino.

Non proviamo nessuna simpatia per Barbetti, poichè come tanti altri suoi 
colleghi ha sprecato molto inchiostro negli ultimi anni per infamare 
individui e realtà antagoniste, con un particolare interesse per gli 
anarchici. Inutile sarebbe fare qui un elenco delle menzogne da lui 
scritte, ma una buona ricerca su internet o in un'emeroteca chiarirebbe 
a tutti un po' le idee. Giusto per citare un esempio, il mese scorso 
Barbetti ha scritto un articolo on line in cui sosteneva che “gli 
anarchici dell’ Aula C” fossero in prima fila negli scontri del 6 
ottobre per le Sentinelle in piedi… salvo ritirare il pezzo dopo un paio 
d’ore, poiché gli stessi avevano un alibi di ferro: erano stati fermati 
dalla digos dopo un presidio alla Dozza.

Ciononostante vogliamo però mettere bene in chiaro che sabato 8/11 era 
palese ai nostri occhi che la presenza di Barbetti al termine del 
presidio a fianco dei manifestanti rimasti fosse una provocazione bella 
e buona. Il grosso dei manifestanti già se n'era andato, così come la 
polizia, dopo aver ripreso tutti i presenti. Lui no. Perchè restare ad 
orbitare come uno sciacallo intorno ad una trentina di persone (tra cani 
sciolti e appartenenti a diverse realtà del “movimento bolognese”) che 
stavano per andare verso casa? Perchè avvicinarsi e non girare i tacchi 
quando il suo mestiere l'aveva già fatto? Lui lo sa, e noi lo sappiamo. 
Una provocazione bella e buona, appunto.

Sì , abbiamo detto a quel giornalista che se ne poteva andare, che delle 
tante infamità uscite dalla sua penna se ne sarebbe dovuto vergognare. 
Gli abbiamo detto ciò che pensiamo di lui e dei tanti suoi colleghi che 
fomentano la retorica del "mostro anarchico", che hanno messo e mettono 
compagni nelle mani della polizia attraverso le loro parole. Nessun 
pestaggio, nessun gomito rotto. Tante menzogne per distogliere 
l'attenzione dalla tentata visita di un nazi-leghista al campo Sinti di 
via Erbosa.

Questi i fatti per quanto ci riguarda.

E arriviamo ora a dare la nostra lettura rispetto all'equazione pompata 
dai media per volontà della Questura, secondo la quale anarchico=Aula C 
e Aula C=responsabile di ogni disordine avvenga in città.

L'Aula C sono quattro mura all’interno dell’università. Uno spazio (di 
cui nessuno dei frequentatori ha le chiavi) aperto dalle otto di mattina 
fino alla chiusura della Facoltà di Scienze Politiche, attraversata in 
25 anni di autogestione da tante persone, con una forma fluida, aperta 
ed evidentemente imprendibile per chi ha tentato di creare streghe, 
mostri e stigmi. L’ Aula C sono quattro divani, dei libri, testi 
universitari da fotocopiare, delle piastre dove cucinare e mangiare in 
compagnia su un tavolone. L’ Aula C è un biliardino mal ridotto, un 
impianto audio autoprodotto, un cesso e un lavandino.

 Non esiste un collettivo dell’ Aula C.

Ma un’assemblea organizzativa dello spazio fatta di libere individualità 
che si ritrovano in cerchio orizzontalmente a parlare, a discutere 
assieme su quello che succede fuori, a vivere uno spazio liberato, 
autogestito, antisessista e antifascista libero dalle logiche della 
mercificazione delle relazioni e della socialità.

Troppo si è detto per bocca degli sciacalli della notizia sulla pretesa 
natura intrinsecamente violenta e pericolosa di questo fantomatico 
posto. In un momento di crescente intolleranza e di stretta della morsa 
repressiva nei confronti di chi continua a non voler esser schiavo di 
questo sistema, aumentano le pressioni mediatiche e sbirresche per la 
chiusura di tutti gli spazi aperti, autogestiti, liberati, occupati.

Dunque risulta di facile lettura il perchè la Questura spinga affinchè 
ogni male sia ricondotto ad uno spazio, come l'Aula C in questo caso o 
come altri.

L'Aula C non è un covo, ma uno spazio dove condurre confronti, 
dibattiti, esperienze di autogestione.

Sotto attacco è libertà di tutte e tutti.



Anarchiche e Anarchici

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