
Un momento del corteo. Foto Cgil Bologna
Bologna, 27 set. – Quattro ore di sciopero per i lavoratori dell’aeroporto Marconi di Bologna. In 200 hanno sfilato in un corteo partito dal varco est dello scalo. I manifestanti, con striscioni e bandiere rosse della Cgil, hanno raggiunto la rotonda della vicina tangenziale per poi tornare dentro l’aerostazione e concludere lo sciopero con un sit-in. La manifestazione è stata indetta dopo che l’azienda che gestisce il Marconi, la Sab, ha annunciato di voler reinternalizzare una serie di servizi, fino ad ora gestiti da aziende esterne. In questo modo circa 50 persone perderanno il lavoro. “L’aeroporto sta andando bene, aumentano i voli e ci dicono anche che in futuro aumenterà l’occupazione, ma contemporaneamente vogliono licenziare 50 persone. Una cosa inaccettabile”, spiega Alessio Festi della segreteria Cgil di Bologna.
Nel 2013, spiega Blqui, rivista trimestrale del Marconi distribuita gratuitamente in città, il bilancio dell’aeroporto è stato chiuso con un fatturato di gruppo di 84 milioni di euro e un utile di 2,3 milioni di euro, in aumento del 43% sul 2012. I passeggeri sono aumentati del 4% superando per la prima volta i 6 milioni, così come è aumentato il fatturato +4% sull’anno precedente.
“E’ scandaloso – spiega un comunicato della Camera del lavoro di Bologna – che a fronte di un incremento di voli e passeggeri ci siano esuberi di personale, invece che un aumento dell’occupazione per garantire lo sviluppo dell’aeroporto di Bologna. E’ altresì grave che SAB ( che ricordiamo è una società pubblica) non abbia mai voluto aprire un confronto con le organizzazioni sindacali sul piano industriale e di riorganizzazione verso l’annunciata quotazione in borsa. E’ ora che i soci pubblici (Camera di Commercio e Comune di Bologna), la prima con dichiarazioni inutili sull’attenzione verso i lavoratori che nei fatti si traduce nei licenziamenti, il secondo che dice di condividere il piano di riorganizzazione che produce gli esuberi, decidano di giocare un ruolo diverso e aprano un confronto con le rappresentanze dei lavoratori che al primo punto abbia la tutela di tutta l’occupazione”.


