4 ago. – Condizioni lavorative al limite dello schiavismo. Le denuncia il sindacato di base Usb riguardo i lavoratori della Cooperativa Olimpia che si occupa di facchinaggio all’interno dello scalo bolognese. Nonostante la vicenda Doro Group, la situazione non sembra migliorata dentro al Marconi, dicono i sindacalisti. “Siamo sempre di fronte a scatole cinesi, a scatole vuote, a cooperative finte che servono solo a dare un trattamento semi schiavistico ai lavoratori” dice Massimo Betti, coordinatore del sindacato di base. Le cooperative avrebbero cambiato spesso nome, ma le persone che le dirigono sono sempre rimaste le stesse, dicono dal sindacato.
Secondo l’accusa di Usb, i lavoratori di queste cooperative sarebbero soci solo sulla carta in quanto non sarebbero altro che semplici facchini. Il trucco è presto spiegato: il CCNL della logistica prevede una lunga serie di deroghe per le cooperative. I lavoratori di queste “cooperative fittizie” sono in gran parte immigrati che, soggetti alle norme sull’immigrazione, risultano ricattabili: l’esigenza, al fine di vedersi rinnovato il permesso di soggiorno, di mantenere un’occupazione fa sì che questi lavoratori siano disposti a lavorare a condizioni a cui un lavoratore italiano si rifiuterebbe. Sottopagati, senza il diritto alle ferie, con la malattia e l’infortunio pagati non dal primo giorno. E poi: “Lavori due ore, poi stai in pausa tre ore, poi lavori per un’ora“. Tutto questo reso possibile, dicono dal sindacato, dal fatto che i lavoratori sono soci.
I lavoratori della Cooperativa Olimpia, una trentina, tutti iscritti all’Usb, denunciano anche che si sono sentiti offrire dalla cooperativa un contratto di assunzione più vantaggioso a patto che lasciassero il sindacato di base e aderissero ad uno dei sindacati confederali.
L’Usb si appella alle istituizioni, al Comune soprattutto, perché vigili maggiormente in un settore in cui i comportamenti denunciati, le scatole cinesi, le finte cooperative, sono all’ordine del giorno.

