22 dic. – Tanta tensione, condita da urla e dal lancio di alcune monetine: è questo il clima in cui l’assemblea di Ato5, l’agenzia di ambito ottimale, ha votato questa mattina gli aumenti delle tariffe necessari a far rientrare Hera dei circa 30milioni di euro di mancati ricavi dovuti ai minori consumi dell’ultimo triennio. I comitati per l’acqua bene comune, che avevano dato appuntamento davanti alla sede in cui si sarebbe tenuta la riunione, al 25 di via San Felice, hanno tentato di interrompere la riunione ma alla fine gli aumenti sono stati votati all’unanimità dai sindaci presenti.
Aumenti medi annui intorno ai 10 euro per i single e ai 25,5 per una famiglia di 5 persone, che fanno dire al sindaco di Imola, Daniele Manca: “Non diamo troppo enfasi alla questione”. Di ben altro avviso la trentina di manifestanti dei comitati che hanno chiesto più volte di rimandare la decisione di qualche mese: con la fine dell’anno infatti finisce il mandato dell’Ato provinciale che, a partire dall’anno prossimo, sarà assorbita dall’Ato regionale, così come deciso dalla Regione. Niente da fare, però: “I sindaci resteranno qui fino a quando non si conclude l’assemblea col voto” ha detto la presidente della provincia Beatrice Draghetti, che è anche presidente di Ato.
L’assessore alla Sanità del Comune di Bologna, Luca Rizzo Nervo, e il sindaco di Monteveglio, Daniele Ruscigno, sono stati colpiti da alcune monetine lanciate dai manifestanti al grido di “Ladri, ladri”.
Il piano sulle tariffe dell’acqua approvato oggi prevede, oltre agli aumenti, investimenti da parte di Hera per 149 milioni di euro in cinque anni, la progressiva diminuzione della remunerazione del capitale precedentemente investito e l’aumento, nel corso degli anni, degli oneri finanziari riconosciuti al gestore. Anche quest’ultimo punto è contestato dai comitati che accusano i sindaci di aver mascherato con questa voce la remunerazione del capitale investito abrogata dal referendum.

