Bologna, 31 dic. – Non c’è stata unanimità nella delibera di Atersir che ieri ha deciso il rimborso di 9 milioni di euro ai cittadini emiliano-romagnoli. Atersir, presieduta dal sindaco di Bologna Virginio Merola, è l’autorità di ambito che si occupa di regolare i rapporti con i gestori dei servizi idrici (Hera e Iren quindi) e di determinare la composizione della bolletta. La decisione presa dall’ente ha visto da un parte il rimborso di 9 milioni di euro (quando i comitati Acqua bene comune chiedevano la restituzione di 140 milioni), dall’altra determinerà aumenti in bolletta per 30 euro l’anno nel bolognese.
Mirco Tutino (Pd), assessore all’ambiente della Provincia di Reggio Emilia, non ha votato ‘sì’ alla delibera come i suoi colleghi. “Mi sono astenuto per una serie di motivi: intanto i bilanci delle multiutility non sono abbastanza trasparenti per determinare con esattezza il costo che i gestori assumono sulle proprie spalle quando contraggono un mutuo per realizzare un investimento programmato”. Ne consegue, è il ragionamento di Tutino, che tra le pieghe di bilanci in cui “non è facile distinguere quanti soldi siano stati presi in presito per costruire un rigassificatore, quanti per un inceneritore e quanti per un acquedotto”, ci sia spazio per “introdurre elementi di profitto“. Da qui l’astensione di Reggio durante il voto della delibera Atersir.
Non dovrebbe essere la stessa Atersir a determinare, bilanci di Hera e Iren alla mano, quanti soldi servono per coprire gli investimenti idrici e quindi determinare il corretto importo in bolletta? “Dovrebbe in un sistema perfetto – spiega Tutino – in cui gli enti di regolazione hanno avvocati, ingegneri e funzionari altrettanto forti in termini di relazione rispetto ai gestori. In realtà in Italia gli enti come Atersir non hanno forza per contrastare logiche di questo tipo, questa è una delle ragioni per cui Reggio Emilia ha scelto la pubblicizzazione del servizio idrico“.

