22 dic. – E’ arrivato all’unanimità (32 i sindaci presenti) il via libera alle nuove tariffe dell’acqua e al Piano Regolatorio per il quadriennio 2011-2015. Secondo i calcoli di Ato5, l’agenzia di ambito che riunisce i comuni della provincia di Bologna, gli aumenti sono nell’ordine di 10 euro circa per le famiglie mononucleari e di circa 25 euro per una famiglia composta da 5 persone. Aumenti che serviranno a coprire in quattro anni i mancati ricavi registrati da Hera nell’ultimo triennio quando, complice la crisi, è diminuito il consumo, quindi la vendita di acqua.
I sindaci, che all’indomani del referendum di giugno, avevano bloccato la richiesta di aumento delle tariffe avanzata da Hera, oggi hanno votato l’aumento dicendo che non c’erano alternative. O meglio, che le alternative erano peggiori: se si fosse deciso di far ricadere gli aumenti, inevitabili secondo Ato, sul solo anno 2012, le bollette avrebbero registrato un più 25%.
Oltre agli aumenti, il nuovo Piano Regolatorio prevede che Hera investi 149,5 milioni di euro nei 5 anni. Inoltre, viene ridotta la previsione dei volumi di acqua venduti (quelli che, nel caso non siano raggiunti, obbligano gli utenti a rifondere comunque il gestore del mancato ricavo) adeguandola ai consumi reali registrati nell’ultimo triennio. Fissando l’asticella intorno a quota 77milioni, abbassando di circa 3milioni il livello finora vigente, Ato tenta di evitare in futuro un ulteriore accumulo di debito.
Pur sparendo formalmente, come da referendum, la remunerazione del 7% circa del capitale investito, il nuovo piano prevede a partire dall’anno prossimo il riconoscimento al gestore degli oneri finanziari. In sostanza Hera dovrà rivolgersi alle banche per trovare i finanziamenti necessari alla realizzazione delle opere richieste da Ato (ammodernamento della rete idrica, depuratori, e via dicendo…) e quindi gli utenti, tramite la bolletta, dovranno pagare ad Hera gli interessi che l’azienda dovrà versare alle banche da cui avrà ottenuto i mutui. A questi viene riconociuto Quello che secondo i comitati dell’acqua non è altro che una remunerazione del capitale investito sotto altre spoglie è stato fissato al 5,36%.

