Accoglienza profughi. Frascaroli scrive a Delrio: “Requisire immobili pubblici e privati”

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Bologna, 18 lug. – Entro fine anno i migranti accolti a Bologna e provincia saranno 400, il doppio di quelli attualmente presenti. E potrebbero anche essere di più, se il Governo deciderà ulteriori invii sotto le Due Torri. Numeri giustificati, spiega la Prefettura di Bologna, dai “massicci sbarchi di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale”. Per questo è stato emanato un bando, al massimo ribasso e con una base di gara di partenza fissata a 35 euro al giorno per ogni migrante assistito, per individuare i gestori dell’accoglienza dei nuovi arrivati. I gestori, chiede la prefettura, dovranno anche disporre di strutture adeguate, “preferibilmente con capienza minima di 10 persone”. Una disponibilità da non dare per scontata, viste le ricerche infruttuose che ci sono state in questi mesi per individuare edifici adatti all’accoglienza. Per questo l’assessore al welfare del Comune di Bologna Amelia Frascaroli ha scritto una settimana fa al sottosegretario Graziano Delrio in cui, tra le altre cose, si chiede anche la possibilità di requisire immobili pubblici e privati inutilizzati per garantire l’ospitalità ai nuovi arrivati. Nella lettera, inviata il 10 luglio, viene affrontato il tema degli arrivi quotidiani di profughi, ormai diventati di “ordinaria straordinarietà”.

Frascaroli avanza una serie di richieste a Delrio: il riconoscimento della protezione umanitaria per decreto, senza passare delle Commissioni, la riconversione del Cie di Bologna come “centro di prima accoglienza a valenza territoriale/regionale, e che sia gestito in accordo con la Regione e l’ Ente Locale”. E poi si fa riferimento alla “crescente difficoltà dei territori ad individuare strutture disponibili per la seconda accoglienza diffusa”. Per risolvere il problema, chiede Frascaroli, si dovrebbe  “ricorrere allo strumento della requisizione di immobili pubblici /privati inutilizzati e vuoti”.

Nel documento si parla anche dei bandi al massimo ribasso per scegliere gli enti gestori delle varie strutture d’accoglienza. Una procedura, spiega l’assessore, “da bilanciare con requisiti tecnici di partecipazione ben chiari, peraltro citati dalla medesima circolare; non deve succedere che venga aperto il campo a soggetti non qualificati, magari in grado di agire un ribasso molto significativo che penalizzerebbe la qualità del lavoro, traducendosi infine in uno scaricamento a livello territoriale, verso i servizi dei Comuni delle problematiche non gestite”.

 

Il testo completo della lettera:

“Criticità del sistema accoglienze profughi – Operazione Mare Nostrum”

Gli arrivi ormai continui di profughi attraverso l’operazione Mare Nostrum sono entrati a far parte di una “ordinaria straordinarietà”, e hanno trovato grande disponibilità all’accoglienza nei nostri territori. Nella misura in cui gli arrivi diventano sempre di più quotidianità, si evidenziano però alcuni punti di grande fragilità del “sistema di accoglienza” che vogliamo ribadire con forza nell’intento di ottenere risposte fattive e concrete nel minor tempo possibile.

Con l’operazione Mare Nostrum l’Italia e’ impegnata in una operazione di protezione umanitaria:
– Si riconosca con coerenza ai migranti che vengono accolti nelle Regioni la protezione umanitaria per decreto, senza farli passare dalla Commissione per il riconoscimento della protezione internazionale.

– Alla Commissione si deve poter rivolgere singolarmente solo chi ha davvero necessità di chiedere asilo : non è utile instradare in modo automatico tutte le persone che arrivano nelle procedure di asilo, questo provoca perdita di tempo , spreco enorme di risorse e rallentamento di tutte le gestioni amministrative. Così come per decreto il Governo ha deciso l’operazione Mare Nostrum, decida per decreto la concessione dei permessi umanitari.

L’accoglienza e’ ormai un’ operazione di “emergenza ordinaria”, e come tale va affrontata, con una organizzazione dell’accoglienza strutturata e non transitoria con la continua improvvisazione di ciò che ormai possiamo considerare ordinario:

– Si raccolga definitivamente la volontà politica e la disponibilità del territorio bolognese (Prefettura e Amministrazione locale ) già più volte espressa a che il CIE di Bologna sia messo in grado al più presto di essere convertito e di funzionare come centro di prima accoglienza a valenza territoriale/regionale, e che sia gestito in accordo con la Regione e l’ Ente Locale;

– Nella sempre crescente difficoltà dei territori ad individuare strutture disponibili per la seconda accoglienza diffusa, si possa ricorrere allo strumento della requisizione di immobili pubblici /privati inutilizzati e vuoti.

– Le strutture di prima accoglienza abbiano una capienza complessiva flessibile sulla base dei periodi di maggiore o minore afflusso dei migranti. Siano aperte e libere, con un tempo massimo di permanenza oltre il quale non è bene andare per non correre rischi di istituzionalizzazioni o reclusioni mascherate; si contemplino in modo inderogabile le risorse economiche che permettano alle persone di uscire dall’accoglienza, anche da quella emergenziale, ricevendo un aiuto economico che consenta di continuare la propria strada, in modo anche che si possano accogliere nuove persone sui posti che si vanno liberando ;

– il sistema SPRAR non può essere contenitore di prima accoglienza, ma agenzia di integrazione e supporto per richiedenti asilo e rifugiati più fragili e vulnerabili. Il Ministero ha disposto che debbano essere espletate le procedure di gara per l’acquisizione di nuovi posti “Mare Nostrum”, con massima evidenza pubblica. Ciò avviene secondo il regime ordinario, come previsto dal codice dei contratti, perchè il Governo non ha ritenuto di indire lo stato di emergenza, che autorizzerebbe a procedure semplificate d’urgenza. E’ forse condivisibile che non si agisca in regime di emergenza, perchè c’è stato tutto il tempo per impostare un sistema di accoglienza strutturato sulla base delle esperienze pregresse. Nonostante questo si evidenziano alcune criticità:

– Viene previsto dalla circolare del 20.06.2014 di procedere alle aggiudicazioni secondo il prezzo più basso, bisogna porre massima attenzione a bilanciare questo criterio con requisiti tecnici di partecipazione ben chiari, peraltro citati dalla medesima circolare; non deve succedere che venga aperto il campo a soggetti non qualificati, magari in grado di agire un ribasso molto significativo che penalizzerebbe la qualità del lavoro, traducendosi infine in uno scaricamento a livello territoriale, verso i servizi dei Comuni delle problematiche non gestite.

– Va chiarito che i gestori che stanno operando sul territorio cittadino/provinciale sono stati individuati attraverso una selezione pubblica, effettuata nell’agosto 2013, valevole per la triennalità 2014-2016. Sono i soggetti ritenuti idonei dall’amministrazione ad occuparsi del target in oggetto, ed unici soggetti territoriali in possesso dei requisiti tecnici previsti anche dalla circolare. Questo aspetto va ribadito, i gestori sono stati segnalati in base alla procedura garantita dall’amministrazione, si sono resi disponibili ad una attivazione in termini di urgenza che ha rappresentato una garanzia per l’intero territorio.

– Andrebbe contemplato il costo della attivazione delle strutture, considerandone la difficoltà
di reperimento.

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