Bologna, 1 lug. – “Fuori i pretacci dalle mie mutande” da una parte; “Ave Maria piena di grazia” dall’altra. Come ogni martedì da qualche settimana a questa parte, anche questa mattina si è tenuta la protesta contro le sedute di preghiera anti abortista della comunità Papa Giovanni XXIII.
Sveglia all’alba per alcune decine di attiviste femministe, sindacaliste e rappresentanti di Sel e Rifondazione Comunista, per contestare i membri della comunità di don Benzi che ogni martedì, giorno in cui al Sant’Orsola vengono eseguite le interruzioni volontarie di gravidanza, si ritrovano per una veglia di preghiera “per la vita”. Gli antiabortisti, in maggioranza uomini, erano guidati da Enrico Masini, responsabile per la Papa Giovanni XXIII del servizio Maternità Difficile e Vita. In mano avevano rosari, volantini con i testi delle preghiere e un foglio di avvertenze per come fronteggiare le contestazioni.
“Via via l’Ave Maria” gridavano con ironia i manifestanti, in larga parte donne, che hanno risposto all’appello del collettivo Yo decido, di Mujeres libres e di altre realtà che da settimane si trovano per contestare la presenza degli antiabortisti davanti al Sant’Orsola. “E’ una presenza intimidatoria, che fa leva sul senso di colpa della donna – dice una manifestante -. Decidere di interrompere una gravidanza è una decisione non semplice: arrivare qua e trovare questi che ti fanno sentire in colpa e parlano di omicidio è uno strazio”. “Queste preghiere sono vere e proprie molestie” dice un’altra.
“Pregare davanti all’ospedale, dove viene erogato un servizio così importante e delicato, rappresenta ancora l’intenzione di considerare la donna vittima o come soggetto incapace di prendere una decisione consapevole e di esercitare un suo diritto” scrive Sinistra Ecologia e Libertà in un volantino. I vendoliani erano presenti in forze questa mattina, con la capogruppo in consiglio comunale Cathy La Torre e la coordinatrice provinciale Egle Beltrami in prima fila. Il partito si è anche mosso in Regione: il consigliere Gian Guido Naldi ha presentato ieri una risoluzione che chiede a Viale Aldo Moro di far il possibile per evitare gli “assembramenti delle persone che pregano per la vita davanti agli ospedali e ai consultori”. Naldi ha anche chiesto che la Regione si attivi presso il Governo affinché l’obiezione di coscienza “non interferisca con gli obiettivi della legge 194”.
“Non facciamo del male a nessuno, preghiamo per la vita” dicono quelli con il rosario in mano che citano la Costituzione: “La libertà di culto e di espressione sono garantite dalla Costituzione”. “Ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero” dice Masini. “Sì, ma da un’altra parte” replicano le donne. “Non vogliamo impedire la loro libertà di culto – dicono le manifestanti -. Però non devono farlo qua. La loro è un’indebita pressione psicologica sulle donne che si stanno recando in ospedale per un’interruzione volontaria di gravidanza”.
Per i fedeli della comunità Papa Giovanni XXIII l’aborto non è mai una scelta consapevole della donna. Per questo i “preganti”, come li hanno definiti le manifestanti, si sentono in dovere di “informare sulle alternative”. “Perché non informano sulla contraccezione e sul modo per evitare le gravidanze indesiderate?” chiedono dal megafono le manifestanti. Ma nessuno risponde. E il circolo di preghiera si scioglie. A martedì prossimo.























