“Abbiamo una squadra?” – prima parte
C’è un risiko su cui si gioca il riassetto dei poteri economici in città dietro la crisi del Bologna? E’ un’impressione sempre più forte. A leggere le cronache sembra lampante che dietro all’opaca presenza dei padroni sardi, ormai costretti alla resa, si muovano diversi interessi.
Nella prima parte di questo mini-dossier ci siamo soffermati sulla strana “vendita” effettuata dai Menarini. Proprio l’altro giorno dai microfoni della radio di Sabatini si è appreso che la Cogei avrebbe sfruttato una legge esistente per alleggerire di circa 7 milioni i propri imponibili fiscali, a fronte di una perdita di pari importo della controllata “Aktiva”, la società di gestione del Bologna calcio. Ebbene, quei denari non sono però mai arrivati nelle casse del Club per ripianare le perdite. Secondo i Menarini l’operazione è “perfettamente legale” perché i soldi li doveva mettere il compratore, cioè Porcedda. Auguri.
Sullo stesso Porcedda pesa un’indiscrezione su un indebito storno di danaro effettuata da una sua società nei confronti del club. La procura avverte: “anche noi leggiamo i giornali”, frase che forse ha già messo qualche brivido a qualcuno.
Ma oltre alle ombre del passato ci sono le questioni legate al presente: la vendita del club.
Intanto i conti: il Bologna FC non è affatto “decotto”, ha certo tanti debiti e alti costi di gestione, ma anche alcuni crediti, inoltre, per la prima volta dopo tanti anni, un serbatoio di giovani giocatori che costituisce un patrimonio importante e in tempi brevi potrebbe portare le tanto decantate “plusvalenze”.
Dunque il problema del Bologna, soprattutto sul brevissimo e breve termine è uno solo: la liquidità. Su questo si è incagliata la spericolata operazione Menarini/Porcedda e si è inserito Giovanni Consorte.
E’ lui che ora ha il pallino del gioco in mano.
Ma Perché Consorte e la sua Intermedia si interessano così tanto alle sorti del club? E’ molto semplice, perché per Consorte questa è un’occasione favolosa per tornare in gioco. Su di lui pesa ancora l’onta della mancata scalata BNL, collegata alla spartizione bancaria dei “furbetti del quartierino” (abbiamo una banca…) e della successiva cacciata da Unipol causata dai 40 milioni incassati personalmente da lui e dal suo vice Sacchetti per la vendita delle azioni Telecom. Quella vicenda ha scavato un solco profondo tra Consorte e il mondo cooperativo, in particolare con l’attuale dirigenza del colosso assicurativo. Dissidi che vanno ben oltre la semplice freddezza e inimicizia professionale.
Consorte sa perfettamente che a Bologna la politica è ormai debolissima, mentre i potentati economici, che una volta la politica in qualche modo regolava, sono ormai feudi separati e divisi in perenne disaccordo e lotta tra loro.
L’ex n°1 di Unipol ha creato una banca d’affari, Intermedia, sfruttando la sua grande esperienza nel mondo finanziario, esperienza rara a Bologna, a certi livelli. Da lì è ripartito, scontando però sempre l’ostracismo e l’isolamento da parte del Pd locale e delle realtà economiche cooperative. Passate le buriane giudiziarie, è da tempo che l’uomo medita il suo ritorno, ovviamente come protagonista, magari per regolare alcuni conti. Consorte ha cercato da subito di riposizionarsi sulla città per tornare a giocare un ruolo: tempo fa aveva comprato una quota di minoranza del quotidiano“il Bologna” perché un giornale fa sempre comodo, poi aveva sostenuto l’avventura politica di Cazzola alle ultime elezioni, ma la vera partita che vuol giocare è un’altra: porsi al centro dello scenario economico bolognese, lanciando ai poteri forti nuovi segnali: alcuni concilianti e salvifici, aprendo le casse per trovare nuovi flussi di liquidità mai come ora preziosi, altri minacciosi e ostili. E’ ragionevole ritenere che con l’operazione sul Bologna calcio Giovanni Consorte intenda sdoganare definivamente il suo ritorno a pieno titolo nei salotti buoni dell’economia cittadina e, di conseguenza, della sua gestione politica.
Quale occasione più ghiotta se non quella di essere l’artefice della riscossa, salvando dal fallimento il più prestigioso club sportivo cittadino, emblema e veicolo d’immagine del nome della città? Naturalmente questo attivismo ha messo in moto una controffensiva, guidata da Claudio Sabatini. Non è un caso che attorno al principale competitor di Consorte, patron della Virtus e del Futurshow, le indiscrezioni dei quotidiani (sempre smentite) affiancano nomi prestigiosi del mondo cooperativo. Giovedì sera si è svolto il “duello all’OK Corral”: Sabatini ha rotto gli indugi annunciando di voler comprare il BFC, trattando però direttamente con i “legittimi proprietari”. Invece l’hanno dirottato su Intermedia, ma quando si presentato in via della Zecca l’hanno gelato come a poker: per “vedere” cosa c’è nella due diligence bisogna metter sul piatto 30 milioni. E’ Giovanni Consorte che da le carte e dice, o lascia intendere, di avere tutti gli assi in mano. L’unico soggetto capace di tenere in gioco Sabatini, quello che avrebbe i soldi da mettere sul piatto per il pesantissimo cip in modo da “andare a vedere” che carte ha in mano Consorte sta in via Stalingrado, ma questo significherebbe uscire allo scoperto scendendo direttamente in campo. Aprire le ostilità con Intermedia per il controllo del club comporta dei rischi: Consorte ha giocato d’anticipo, ha lui il mandato a vendere, conosce le carte, e questo rende molto incerto l’esito dello scontro.
Per i tifosi che trepidano per la salvezza del club, un padrone vale l’altro, basta che ci metta i danari, per quanto riguarda gli assetti economico-politici della città la partita non è altrettanto semplice, né scontata.

