Cosa sta succedendo attorno al crack del Bologna? Molte cose sono successe in quest’ultima settimana, con una rapidità assai inedita per una piazza imbolsita e soporifera come quella bolognese.
Porcedda non paga stipendi e irpef, in poco meno di un giorno il presidente apprezzato dalla curva e
dai tifosi (meno dai giornali), diventa il nemico pubblico numero uno, credibilità finita e foglio di via.
E il Bologna? Punti di penalizzazione e rischio fallimento. Dopo una serie di tentativi in cui si parla di innumerevoli cordate (vere o presunte) arriva l’annuncio: Giovanni Consorte ha in mano le carte e un mandato a vendere tutto, sia le quote di Porcedda che quelle di Menarini.
La ridda di voci aumenta e il fiume in piena esonda: Sabatini denuncia un’operazione politica di Cazzola, salvare il Bologna per farsi ridare la candidatura dal Pdl. Berselli, indignato, da una parte smentisce il baratto, confermando però che con Alfredo “si vince”. Cazzola smentisce, ma in molti dubitano della smentita. Intanto tutti si domandano chi farà la prima mossa e dove verrà proposto di fare il nuovo stadio, con tutte quelle belle aree ex militari in vendita…
Facciamo alcune riflessioni su cosa è realmente successo e cosa è realmente cambiato in una settimana negli equilibri della città.
Punto Primo, il mistero Porcedda. Nessuno si spiega come un personaggio che a detta anche dei suoi
conterranei non avrebbe potuto nemmeno acquistare un club di una serie minore possa “comprare” il Bologna. Oltretutto senza pagarlo. Le voci più interessanti arrivano dalla Sardegna. Il presidente del Cagliari Cellino parlando al Corriere di Bologna dichiara che qualcosa non gli quadra: “Non credo che Porcedda sia incosciente e che Menarini sia stato così leggero da fare quest’operazione senza avere le garanzie giuste. Qualcosa non mi quadra. Al Puzzle manca un pezzo. Insomma, Porcedda, Menarini e… E’ un triangolo senza un lato, dietro potrebbe esserci un’altra componente. Una componente tecnico-finanziaria”. Poi si fa più criptico: “Indagate e vedrete che qualcosa viene fuori.”
Intanto dalla Sardegna un po’ si indignano e un po’ se la ridono. Secondo il Corriere dello Sport al Bagno Lido al Poetto, proprietà di Porcedda Sergio, è tutto un ammiccamento: ma come avete fatto a cascarci?
Che l’intera città sia stata presa in giro è indubbio, la domanda da porsi però è un’altra. Da chi? E per quale motivo? Ora Porcedda è ormai bruciato e bollato come inattendibile, tuttavia alcune cose che ha detto vanno valutate attentamente: dopo aver “comprato” (a credito) una squadra sgravata da tutti i giocatori in scadenza, Porcedda fa il mercato, spende tutti i soldi di Sky e non vende nessuno, subito dopo iniziano i problemi. Il presidente sardo denuncia che gli istituti di credito che avevano accordato liquidità ai Menarini gli chiudono i rubinetti, gli arriva addosso un’ingiunzione di pagamento per gli arretrati di Casteldebole e lui, che non ha un euro di liquidità non paga nessuno.
Non paga gli stipendi alla prima scadenza e quando la situazione si fa pesante entrano in ballo i cravattari
delle “false fideiussioni”, una vicenda tutta da chiarire. In poco più di un mese il castello di carte di Porcedda crolla, e con lui rischia di crollare anche il club. A questo punto, a quanto pare, succede qualcosa: in tempi rapidissimi viene concesso un mandato a vendere ad Intermedia, la banca d’affari di Giovanni Consorte, che in poco meno di una settimana completa gli esami finanziari e lunedì prossimo dovrebbe presentare sia i conti che le offerte d’acquisto.
Porcedda è un millantatore? O è un “utile idiota”, forse anche lui in qualche modo raggirato? Se analizziamo bene la situazione vediamo che il comportamento dei Menarini è ambiguo se non incongruente. Vendono il Bologna perché sono indebitati e non ce la fanno a sostenerlo, ma non percepiscono neanche un euro. Curioso. A quelle condizioni di compratori se ne trovano a bizzeffe…
A meno che non si cercasse proprio una situazione di questo tipo. Un compratore debolissimo, a cui qualcuno ha palesato un affare rischioso ma fattibile, l’acquisto del club sostanzialmente a credito e la gestione da fare con gli affidamenti bancari. Si trattava di comprare molti giovani talenti e valorizzarli, poi sarebbero arrivate le plusvalenze. Ma ci vuol tempo: almeno 4 mesi e 10 milioni di euro per arrivare al mercato di gennaio, altri 20 per arrivare a giugno 2011. Un tempo non eccessivo per un imprenditore che abbia della liquidità o dei solidi appoggi bancari, un tempo infinito per uno come Porcedda, a cui “qualcuno”, dopo averlo forse illuso, ha fatto capire che i giochi si erano chiusi. L’ipotesi di lavoro di questa nota è che l’improvviso default in cui è incorso il Bologna calcio, e il conseguente improvviso allarme “fallimento”, forse per “qualcuno” non è stato né così inatteso né, tantomeno, si è fatto trovare impreparato. Certo detta così è difficile da credere, parrebbe un’operazione studiata a tavolino, un po’ come le sofisticate operazioni che avvengono nel mondo dell’alta finanza, quando sono in ballo grosse scalate, acquisizioni di corporate, fusioni bancarie, “scippi” e colpi bassi più o meno leciti in quel mondo.
Ed ecco che torniamo alla domanda che si è fatta anche il presidente del Cagliari: manca un lato al triangolo, quello tecnico-finanziario… Già, ma chi è che a Bologna ha esperienza e intelligenza per architettare operazioni così sofisticate? (fine prima parte)


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