“L’ambasciatore Buccino (ambasciatore italiano in Libia ndr) non ha fatto altro che confermare quelle che io e altri colleghi, forse più coscienziosi di altri che sparano titoli a nove colonne, hanno fatto”. Amedeo Ricucci ci parla dalla macchina mentre sta raggiungendo in Giordania il campo profughi siriano di Al Zaatari. Con lui abbiamo parlato di quello che sta accadendo in Libia: “Non c’è stata nessuna presa di Sirte da parte dell’Isis la situazione è solo più confusa del precipitare degli eventi rispetto a quello che è successo negli ultimi sei mesi”. “In Libia ci sono due schieramenti contrapposti che hanno un braccio armato nelle milizie che hanno combattuto contro Gheddafi -dice Ricucci – e sono le milizie delle due città più guerrafondaie, da una parte le milizie di Zintan e dall’altra quelle di Misurata. Hanno due parlamenti e due governi che pretendono entrambi di essere legittimi e si contendono pezzo a pezzo il potere libico”.
Con l’intervento dell’Egitto adesso cosa succede? Ricucci risponde: “L’Egitto era già parte in causa visto che ha appoggiato fin dall’inizio il generale Han Haftar, ex generale in pensione di Gheddafi, che ha cercato di riconquistare le città della Cirenaica che erano infiltrate e poi sono andate in mano ai fondamentalisti islamici. A fine dicembre poi sono stati rapiti 21 lavoratori egiziani di fede copta e da quel momento il paese è stato più interventista, dopo la decapitazione degli ostaggi l’egitto si è messo in prima fila. Non dobbiamo però credere che il generale Al Sisi sia un baluardo contro l’Isis, la sua politica è quella di sradicare la fratellanza musulmana dalla Libia”.
Un’altra analisi che ha messo in guardia dallo scenario di una Libia messa sotto controllo dall’Isis è stata quella del giornalista Cristiano Tinazzi, apparsa ieri su QCodeMag.

