A Ferrara si incontrano i parenti delle vittime delle forze dell’ordine

25 set. – Non è ancora un’associazione ma a Ferrara sono state gettate le basi per quella che in futuro potrebbe essere una realtà strutturata nata dai parenti di chi è morto come è accaduto a Federico Aldrovandi cinque anni fa. Il giudice Francesco Caruso che ha condannato 4 poliziotti della questura di Ferrara ha scritto nelle motivazioni che il ragazzo è morto “perché ha incontrato sulla sua strada la polizia”. Nella sala del cinema Boldini la sorella di Stefano Cucchi, il giovane figlio di Aldo Bianzino, i genitori di Carlo Giuliani, la sorella di Giuseppe Uva, il papà di Gabriele Sandri oltre ai genitori di Federico hanno parlato della propria vicenda e hanno spiegato cosa significhi chiedere giustizia quando lo Stato erige un muro a sua difesa. Storie diverse, alcune hanno avuto un esito giudiziario per altre non è mai partito il processo, tutte accomunate dalla tenacia dei parenti di non lasciare nulla di intentato per dare una spiegazione alla morte dei loro cari.

“La storia siamo noi – ha ripetuto più volte Patrizia Moretti, la mamma di Aldro – noi non abbiamo mai perso la fiducia nelle istituzioni”. Haidi Giuliani ha avvisato che la futura associazione, se nascerà, non dovrà aver paura della politica perché politica non vuol dire fare propaganda per un partito, ma ciò che stiamo facendo oggi, politica è anche scrivere una lettera al giornale”

A Ferrara in serata ci sarà una fiaccolata per ricordare Federico preceduta dalla proiezione del documentario di Filippo Vendemmiati “E’ stato morto un ragazzo”.

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