Bologna, 2 nov. – In città ci sono spazi grandi e piccoli in disuso da anni che potrebbero essere rivitalizzati. Spazi che potrebbero anche dare una nuova casa ai progetti di Crash. E’ il cuore del ragionamento che gli attivisti dell’ex centro sociale sgomberato ad agosto hanno messo nero su bianco in una lettera aperta destinata alla giunta Merola. Sgomberati assieme al Làbas di via Orfeo, i militanti di Crash hanno deciso di cercare la via del dialogo con il Comune. Obiettivo? Trovare una nuova sede per le attività politiche e culturali autogestite che dal 2009, e fino allo sgombero dello scorso 8 agosto, hanno animato un capannone alla periferia del quartiere Navile, in via della Cooperazione.
“Vogliamo avanzare una proposta – scrivono gli attivisti – la scorsa settimana la prefettura ha reso noto che l’hub di via Mattei verrà chiuso entro gennaio, la storia atroce di quell’edificio è nota a tutti, e ci chiediamo perché non possa chiudersi definitivamente aprendo quelle mura alla solidarietà, all’autogestione, alle attività ricreative, alla cultura della periferia e giovanile”. Nel comunicato di Crash si parla anche dell’ex caserma Sani, delle proprietà di Poste e Ferrovie in disuso da anni, “dell’incredibile numero di grandi e piccole strutture private disseminate al quartiere Navile e nel resto della periferia di Bologna che restano abbandonate per decenni”. Spazi che potrebbero, dicono i militanti dell’ex centro sociale, diventare la nuova casa di Crash.
“E’ possibile immaginare uno scarto in avanti sull’uso sociale di queste strutture?”, si domandano i militanti che ora chiedono alla giunta di farsi avanti con proposte concrete, o quanto meno con un vero tavolo di discussione. Un po’ come successo con Làbas, sgomberato ad agosto e ora destinato a rinascere in vicolo Bolognetti dopo la stesura di un avviso di gara ad hoc. Ma se per Làbas la politica ha battuto un colpo, anche grazie ad una massiccia mobilitazione cittadina, la vicenda di Crash dopo alcuni “fuochi” iniziali non sembra più nell’agenda delle istituzioni. “Non ci stupisce – dicono gli attivisti – ma neanche possiamo assuefarci all’idea che la cosiddetta ‘alternativa’ sia recepibile solo quando agitata dai ceti benestanti e tramite strumenti a cui quei pochi possono accedere. La nostra gente non rappresenta un tesoretto di voti, e oltre a sperimentare forme di autogestione e cultura di periferia, lotta”.
Un ultimo tentativo di dialogo insomma. A settembre per Crash si era parlato di un percorso per individuare spazi privati nel quartiere Navile, fabbriche o officine abbandonate con proprietà disposte al dialogo. Decisivo in un’azione di questo tipo sarebbe ovviamente il Comune, che costituirebbe con la sua mediazione una sorta di garanzia per progetti di utilizzo temporaneo. La possibilità però era passata rapidamente nel dimenticatoio. Ora da Crash arriva un comunicato che sembra anche un ultimo appello. Dopo di che la via per gli attivisti sarà “Crash Again con ogni mezzo necessario!”. Cioè una nuova occupazione.

