A Bologna si spende troppo per la non autosufficienza

8 feb. – La Regione Emilia Romagna conferma che sarà necessario limitare le uscite del fondo per la non autosufficienza della città di Bologna. Secondo quanto rispotato in assemblea legislativa dal sottosegretario Alfredo Bertelli, nel capoluogo “la spesa pro capite nel settore della disabilitè è nettamente superiore alla media regionale, sia per una dotazione maggiore di servizi domiciliari, diurni e residenziali, sia per un’incidenza di costi unitari elevata”. Dal 2007, quando il Fondo regionale per la non autosufficienza fu istituito gli amministratori locali del Comune di Bologna hanno programmato e realizzato uno sviluppo dei servizi con un costo superiore al livello annuale garantito dalle risorse disponibili per la non autosufficienza”. Una situazione che ora, coi tagli a  livello nazionale, non è più sostenibile e quindi va limata.

Che ci siano stati sprechi lo conferma anche Bruno Pizzica, segretario dello Spi di Bologna, dicendo che “Sono mancati la politica ed i controlli. Mancano gli organismi politici dei quartieri e quindi ognuno si è mosso in totale libertà e questo ha determinato la maggiore spesa, spega Pizzica, “4 milioni in più di quello che era stato stanziato”.

Negli ultimi tre anni è stato possibile coprire gli sforamenti ricorrendo alle somme non spese del Fondo, ma ora non è più sostenibile. In attesa di scelte definitive, sono state attuate alcune misure tampone, come il blocco di nuovi ingressi ai servizi, a meno che non si tratti di situazioni gravi o di emergenza.

La discussione sulle soluzioni future, ha detto Bertelli in Aula “è ancora in atto e le proposte elaborate sono all’attenzione della Conferenza territoriale sociale e sanitaria, delle organizzazioni sindacali, dei Comitati consultivi misti e degli enti gestori.

Il Comune di Bologna ha già messo in campo delle misure per arginare la spesa: Pizzica fa l’esempio di 170 anziani che hanno perso l’assegno di cura pur avendone diritto, 60mila ore di assistenza domiciliare in meno e la chiusura del centro diurno al sabato. “Tagli qua e là” aggiunge il segretario dello Spi “al di fuori di un intervento programmato che riprogetti il servizio come invece ci sarebbe bisogno di fare”.

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