Loris Castelli sta meglio. Sabato pomeriggio ha ucciso con un coltello Augusta Alvelo, che era stata la sua compagna e che probabilmente aveva deciso di lasciarlo. Dopo aver colpito Augusta ha rivolto la lama contro di sé, poi ha chiamato il 118 per farsi salvare. Ora deve rispondere di omicidio premeditato.
Stessa storia, lo stesso giorno, a poche centinaia di chilometri da Bologna, nella campagna di Reggio. Un uomo uccide sua moglie, perché ha deciso di lasciarlo.
L’incapacità di accettare la fine di una relazione si trasforma in un’aggressione che si ferma soltanto davanti alla morte della propria compagna, l’unico modo per negarle la possibilità di una scelta. E’ la volontà di controllo dell’uomo, che si esercita durante la storia della relazione, ad essere umiliata da un no che non recede. E sabato ha portato alla morte di due donne, ultimo atto-spesso- di una serie di atti violenti. I numeri sono impressionanti, li sta raccogliendo da un po’ la Casa delle Donne per non subire violenza di Bologna che, utilizzando articoli di giornali, è arrivata a calcolare per il 2010 che 127 donne sono state assassinate da uomini per motivi di genere, 8 in più dell’anno precedente, 15 in più che nel 2008. Nel 70% dei casi l’omicidio è avvenuto in casa, quasi sempre l’assassino era italiano (79%) e aveva o aveva avuto una relazione con la donna uccisa (54%). E’ uno sconosciuto solo nel 4% dei casi.
La Casa delle donne presenterà martedì 22 novembre, a pochi giorni dalla data simbolica del 25, un libro sul femicidio e aggiornerà i dati sul 2011, dati in costante e preoccupante aumento.
Il lavoro che le volontarie della Casa svolgono diventerà sempre più difficile, perché i media stanno riducendo sempre più lo spazio che dedicano a queste notizie. Le morti di sabato hanno conquistato solo trafiletti nelle pagine nazionali. Il cinismo con cui si forma l’agenda dei media è tale per cui l’evento tragico che si ripete perde ogni interesse. O l’elemento “etnico” gioca la sua parte (meglio uno straniero che uccide l’italiana, naturalmente) oppure non c’è notizia. Nel frattempo la cultura maschilista pervade sempre più le nuove generazioni e le conseguenze ultime di quella cultura, la violenza di genere, scompaiono dai mezzi di comunicazione. Non si può prevenire e lavorare su quel fenomeno senza la conoscenza. E’ un dovere morale dei giornalisti e delle giornaliste mantenere alta l’attenzione su questi assassinii. Il nostro apporto è tanto più importante visto che lo stesso Ministero dell’Interno non è in grado di fornire dati attendibili e completi. Non indicando mai il movente nella catalogazione dei crimini.
Lucia Manassi

