3 feb. – Domani Maroni dovrebbe portare al Consiglio dei ministri la relazione sul caso Bologna. Lo ha detto lo stesso ministro dell’Interno, che ha aggiunto: “stiamo valutando ancora con attenzione il caso che presenta dei problemi già rilevati sia da me, sia dal segretario del Pd Bersani”. Si dovrebbe così definitivamente chiudere la partita sulla possibilità di votare a marzo per il nuovo sindaco. Le dichiarazioni degli esponenti del Pdl sembrano ormai escluderla.
Il condizionale è d’obbligo, visto che il caso Bologna non è all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri. In ogni caso, l’orientamento pare essere quello di non arrivare al voto per il sindaco di Bologna il 28 e 29 marzo, in concomitanza con le elezioni regionali ed amministrative. Le difficoltà emerse sarebbero quelle sui 20 giorni, previsti dalla legge, che devono passare perché le dimissioni rassegnate dal sindaco diventino effettive. Delbono si è dimesso lo scorso 28 gennaio; i venti giorni scadono il 17 febbraio. E così non ci sarebbe il tempo per votare il 28 e 29 marzo. A meno che non si approvasse un provvedimento ad hoc per accorciare il periodo di tempo entro il quale le dimissioni diventano effettive. Un’ipotesi presa in considerazione del Viminale, ma che presenta dubbi profili di costituzionalità e rappresenterebbe un significativo precedente. Ma ci sono anche valutazioni di tipo politico a influenzare la decisione. Maroni aveva infatti spiegato di essere disponibile a un provvedimento di urgenza per anticipare il voto a Bologna, ma con il consenso di tutte le parti politiche. Consenso che, allo stato, non sembra esserci.
Mentre da Roma sembra tramontare l’ipotesi di elezioni comunali accorpate a quelle regionali di fine marzo, il Pd bolognese ha convocato la Direzione del partito per domenica 7 alle 20.30. All’ordine del giorno, la situazione politica cittadina e le elezioni regionali.

