19 gen. – 4.000 lavoratori sono stati licenziati dalle industrie della provincia di Bologna nel corso del 2008. Le aziende in crisi sono 350, di cui 196 metalmeccaniche, per un totale di quasi 26 mila dipendenti. Quelli avviati alla Cassa integrazione o entrati in mobilità sono la metà; erano appena 2.500 un anno fa. Le ore di Cassa integrazione fatte nell’ultimo trimestre del 2008 sono state il 527% in più rispetto allo stesso periodo del 2007; ma nel settore metalmeccanico, che rappresenta il 70% del totale, l’aumento è stato di oltre il 2.100%.
«A chi è in Cassa integrazione toccano da 650 a 850 euro al mese e questo ci fa dire che la crisi economica è già diventata crisi sociale», ha detto Danilo Gruppi della segreteria della Camera del Lavoro, presentando i dati della Cgil.
Il sindacato ricorda che nel 2009 rimarranno senza lavoro anche 700 precari della scuole bolognesi a cui non verrà rinnovato il contratto. «E’ una situazione molto seria che Bologna non ha mai conosciuto prima. E l’onda di piena comincia ora», ha aggiunto lo stesso Gruppi.
Il segretario della Cgil bolognese Cesare Melloni ha rivolto alle imprese l’invito del cancelliere tedesco Angela Merkel: «Non licenziate!»; piuttosto, secondo il sindacato, si ricorra a riduzioni dell’orario e si investa nella formazione, perché «le risorse ci sono, serve la volontà», sostiene Melloni riferendosi ai fondi per la formazione e al fondo di garanzia attivato dalla Regione per il credito alle imprese in crisi.
Secondo il leader della Cigl, un contributo anti-crisi può venire anche dalle società partecipate dal Comune, se stringeranno «un rapporto più stretto con le aziende del territorio». «La Fiera, oltre che ragionare sul proprio sviluppo, si metta in relazione alle necessità del territorio», è l’invito di Melloni; quanto a Hera aggiunge: «Si impegni su tutti i temi del risparmio energetico e delle politiche tariffarie virtuose»; e anche Atc, «con un rinnovo del parco mezzi in senso ecologico, potrebbe dare nuove opportunità alle aziende produttrici».
Intanto altri imprenditori potrebbero ricorrere alla Cassa integrazione, secondo la Fiom-Cgil: la Ocem spa di San Giorgio di Piano, azienda specializzata nella progettazione di impianti di illuminazione per aeroporti, e la Magneti Marelli di Bologna e Crevalcore. La Ocem, nata nel 1943, «ha chiesto 13 settimane di cassa integrazione, in tutta la sua vita aziendale non lo aveva mai fatto», spiega Bruno Papignani, segretario Fiom-Cgil di Bologna che domani incontrerà i rappresentanti aziendali.
Lo stesso Papignani denuncia che alla Magneti Marelli «siamo al lavoratore usa e getta», perché, «dopo che nei mesi scorsi sono stati lasciati a casa un centinaio di lavoratori somministrati», il futuro della fonderia e delle lavorazioni della plastica è ancora incerto e si regge sull’impiego di 35 lavoratori interinali e «una decina di weekendisti».

