1 lug.- 1156. Tanti sono oggi i detenuti della Dozza, un carcere costruito per ospitare circa 450 persone. I nuovi dati sono stati forniti da una delegazione di quattro consiglieri regionali che sono stati in visita giovedì 1 luglio alla casa circondariale di Bologna, insieme alla garante dei diritti dei detenuti Desi Bruno e a due rappresentanti dell’associazione Antigone. Delle quasi 1200 persone recluse, solo 400 sono condannate in via definitiva; le altre sono in attesa di giudizio. Dati confermati dall’altissimo turn over del carcere di Bologna, che vede ogni anno entrare e uscire circa 2000 persone, 3 ogni giorno.
I dati sulla popolazione detenuta non sono stati gli unici a preoccupare Monica Donini (Federazione della Sinistra), Gian Guido Naldi (Sel), Franco Grillini (Idv) ed Antonio Mumolo (Pd): anche gli agenti sono sotto organico di circa 200 unità. Dovrebbero essere più di 500, sono poco più di 300. “Le carceri sono sovraffollate per una scelta ideologica“: è questo il commento del consigliere Franco Grillini di fronte ad altri numeri, che raccontano di un carcere popolato in prevalenza da stranieri (algerini, tunisini e rumeni in testa) e dove 300 persone sono tossicodipendenti seguiti dal Sert.
La visita è stata incoraggiata dall’associazione Antigone, che ogni anno redige un rapporto sulle carceri italiane, ma fortemente voluta anche dalla presidente della commissione salute dell’assemblea legislativa Monica Donini, che vuole monitorare il passaggio della sanità carceraria dal Ministero della Giustizia al Sistema Sanitario Nazionale, e dunque alle Regioni. Passaggio in atto dal 2009 ma ancora in fase di “rodaggio”. Dalla consigliera è arrivato anche l’impegno a muoversi affinché il conisglio regionale, uno dei clienti “storici” della tipografia interna al carcere che dava lavoro a tre detenuti, riprenda a servirsene. Con la crisi infatti anche il lavoro è venuto a mancare, e da qualche mese solo un detenuto può lavorare alla tipografia.
Nella prossima vista, Donini ha assicurato di voler visitare anche il reparto femminile, dove sono recluse 90 donne, due delle quali con bimbi piccoli. Per loro, nell’ex reparto di alta sicurezza è in costruzione un asilo nido.

