Bologna, 31 lug. – Nessun elemento concreto prova il coinvolgimento di Thomas Kram e Margot Christa Frohlich nella strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Con questa motivazione il procuratore capo Roberto Alfonso e il pm Enrico Cieri hanno chiesto l’archiviazione della cosiddetta pista palestinese, ipotesi alternativa alla verità giudiziaria sulla strage, che ha visto le condanne definitive per gli ex Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini.
Kram, tedesco 66 anni, era a Bologna tra l’1 e il 2 agosto 1980 ma aveva sempre ribadito la propria estraneità all’attentato. Per Frohlic manca anche la prova certa che si trovasse sotto le Due torri il giorno della strage, come sostiene la testimonianza di un portiere di un albergo vicino alla stazione.
Secondo la Procura la presenza a Bologna il 2 agosto 1980 di Kram è “incomprensibile”, “ingiustificata” e “alimenta un grumo di sospetto“. Ma “quel solo e sorprendente fatto non è tuttavia sufficiente per ipotizzare in assenza di altri elementi” sul suo conto “una partecipazione alla strage della stazione”. La richiesta di archiviazione per i due è stata depositata ieri con un atto lungo e corposo in cui si ripercorre il ”poderoso sforzo investigativo per analizzare fino in fondo la cosiddetta pista palestinese”, commenta il portavoce della Procura Valter Giovannini.
L’inchiesta nasce nel 2005 su spinta del deputato An Enzo Fragalà, membro della commissione Mitrokhin. Secondo le ricostruzioni dei sostenitori della pista palestinese l’attentato alla stazione, con 85 morti e 200 feriti, fu una ritorsione da parte del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) alla ‘violazione’ del cosiddetto ‘lodo Moro‘ (accordo segreto che prevedeva nessun coinvolgimento diretto dell’Italia in attentati palestinesi in cambio di libero accesso al territorio da parte degli appartenenti all’OLP). Nel novembre ’79 ad Ortona è stato arrestato Abu Anzeh Saleh capo dell’Fplp in Italia e Daniele Pifano, leader di Autonomia romana. Kram e Frohlic, appartenenti al gruppo terrorista tedesco delle ‘Revolutionaere Zellen’, secondo queste ricostruzioni avrebbero agito per conto del Fplp tramite il gruppo internazionale di Ilic Ramirez Sanchez ‘Carlos‘, detto ”lo Sciacallo”.
Secondo gli investigatori bolognesi non ci sono prove di un rapporto tra Kram e Carlos. Non se ne trova traccia nelle le dichiarazioni acquisite in rogatoria da ex funzionari Ddr, negli archivi della Stasi né negli atti acquisiti dalla commissione Mitrokhin. Mentre rispetto a Frohlich, nome in codice Heidi, ci sono elementi che dimostrerebbero un passaggio al gruppo del venezuelano, il passaggio di Kram non è certo. E il tedesco, seppur processato e condannato nel 2009 a Stoccarda per la sua appartenenza terroristica, non è mai stato accusato di fatti legati a Carlos. Lo stesso venezuelano, sentito per rogatoria nel 2009, lo ha escluso. Sono stati anche comparate le analisi svolte su esplosivi usati dal gruppo Carlos in alcune azioni eversive e quelli usati il 2 agosto 1980 ed è stata esclusa ogni compatibilità.
Quindi qualunque sia stato il rapporto tra Saleh e il gruppo di ‘Carlos’ “non ha trovato nessuna conferma, neppure indiziaria” che tale gruppo “abbia avuto un qualche ruolo nella ideazione ed esecuzione” della strage di Bologna.
Archiviata la pista palestinese, le indagini sui mandanti della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 non sono finite. Resta, infatti, in campo l’inchiesta sulla ricerca dei mandanti, aperta nel 2011 dopo la consegna di due memoriali redatti dall’associazione dei familiari delle vittime dell’attentato. Centinaia di pagine stilate dai legali che assistono l’associazione e che prendono in considerazione oltre 50 anni di storia italiana: dalla bomba in piazza Fontana del 1969 all’omicidio del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, passando per i tentativi di colpo di Stato, fino ad arrivare a Gladio. Ad esaminare le carte sempre il pm Enrico Cieri. Per questo filone sono già state sentite numerose persone tra cui Licio Gelli, condannato per depistaggio sulla strage, e l’ex colonnello del Sismi Armando Sportelli.
Ne abbiamo parlato con il giornalista Andrea Purgatori

