2 ago. – C’era anche Salvatore Borsellino, il fratello del giudice assassinato dalla mafia nel 1992, a sfilare quest’oggi in corteo per il 32esimo anniversario della Strage alla Stazione di Bologna. Anche lui, il fondatore del movimento delle agende rosse (dall’agenda del fratello Paolo che fu fatta sparire dopo l’attentato in via D’Amelio e mai ritrovata), aveva al petto la gerbera bianca simbolo dell’associazione famigliari delle vittime della strage alla stazione. “Me l’ha data personalmente Paolo Bolognesi” ha detto.
Un unico progetto eversivo. C’è questo dietro le stragi che hanno insanguinato la storia repubblicana italiana secondo Borsellino, da Portella della Ginestra alla Stazione di Bologna, ma poi ancora da Capaci a via D’Amelio a via dei Georgofili. E’ per questo che, secondo il fratello del giudice ucciso, le associazioni che si battono per avere la piena verità sulle stragi devono “unire le forze per reagire compatte a questo disegno criminale”. Borsellino parla di stragi che sono “anche di stato” e per questo “lo stato dovrebbe decidere di processare anche se stesso“. Una cosa “che potrà succedere molto difficilmente” dice Borsellino.

