3 dic. – Un anno, sette mesi e dieci giorni per i reati di peculato, truffa aggravata e per i reati che riguardano le pressioni esercitate sull’ex compagna Cinzia Cracchi perché non collaborasse con le indagini. E’ la proposta di condanna per la prima tranche dell’inchiesta su Flavio Delbono proposta dagli avvocati della difesa. E la pm Morena Plazzi è d’accordo. Questo è il risultato dell’udienza di questa mattina, durata circa mezz’ora. Il Gup comunicherà la sua decisione in proposito il 31 gennaio, quando si svolgerà il rito abbreviato per Luisa Lazzaroni, ex assessore della giunta Delbono. L’avvocato Guido Magnisi ha chiesto che il rito abbreviato sia condizionato all’esame di alcuni documenti: sono dei verbali d’interrogatorio del filone che vede indagati tra gli altri Mauro Moruzzi e Gaudenzio Garavini per il super bonus dello stipendio a Cracchi nel passaggio dalla Regione al Cup. Per l’avvocato Magnisi dalle dichiarazioni in particolare di Moruzzi emergerebbe la sostanziale non consapevolezza di Lazzaroni rispetto ai reati a lei contestati: intralcio alla giustizia e induzione a rendere false dichiarazioni al pm.
Delbono ha già risarcito il danno alla Regione: 46 mila euro (21 mila legati al peculato e il doppio per il danno d’immagine, più gli interessi). La Regione si è costituita parte civile, il Comune non lo farà come ha spiegato il commissario Cancellieri “Non credo siano cose da commissario, queste sono scelte politiche”.
Delbono non era presente all’udienza, i suoi avvocati hanno consegnato ai giornalisti una sua lettera alla città in cui tra l’altro scrive: “se ho sbagliato vorrei gridare a testa alta che sono estraneo ad altre accuse”, respingendo dunque quelle relative alla possibile corruzione. E ancora “le mie dimissioni volevano evitare un disagio alla città, mi sono dimesso anche perché ingannato dalla possibilità di un voto rapido che limitasse la durata del commisariamento”.
Cinzia Cracchi, tirata in ballo nella lettera, commenta seccamente: “Io non vedo nessun cinico opportunismo da parte mia. Lui mi ha usato e messo nei guai facendo cose che non si fanno. Sono 50 anni che non lo capisce, é una vita che non riesce a costruire niente..”. E aggiunge: “Bastava che si comportasse come una persona perbene”.
Il segretario provinciale Raffaele Donini esprime rispetto umano: “nell’amara consapevolezza che le vicende che lo hanno riguardato hanno comportato pesanti conseguenze politiche ai danni della città, ancora oggi commissariata, penso che su di lui vada comunque evitato un inutile accanimento politico e personale, rimettendoci con fiducia al giudizio che sulla sua vicenda esprimerà la magistratura”.

