11 anni di CIE. 10mila trattenuti, appena la metà espulsi

16 mag.- In undici anni di esistenza del Centro di identificazione ed espulsione di via Mattei, a Bologna, sono transitate per l’ex caserma Chiarini 10 mila persone, per la precisione 10.004. Ma la percentuale delle persone effettivamente espulse si è sempre mantenuta attorno al 50%, anche quando è cambiata la norma che adesso prevede il trattenimento fino a 18 mesi per arrivare alla completa identificazione.

Il numero dei trattenuti/e e quello degli espulsi/e lo potete vedere nell’infografica da cui emerge che sono state 4897 le persone effettivamente allontanate dal territorio nazionale, cioè sono state accompagnate alla frontiera o imbarcate sugli aerei.

 

Abbiamo letto i dati con la Garante regionale dei diritti dei detenuti, l’avvocato Desi Bruno, che ha rilanciato l’allarme anche per il CIE di Modena dove attualmente non c’è nessun medico psicologo e la direttrice del centro (che è anche la direttrice sanitaria) si è dimessa perché non viene pagata dal consorzio Oasi che ha vinto l’appalto al massimo ribasso. “Il dato fotografa l’impossibilità di considerare il Cie uno strumento utile a fronteggiare l’immigrazione clandestina” riflette la garante Bruno.

Ascolta desi bruno1

Il Cie di Bologna è attualmente chiuso per lavori di ristrutturazione che si dovrebbero concludere domani. Da lunedì 20 il CIE sarebbe quindi in condizione di riaprire ma anche a Bologna come a Modena l’ente gestore è il consorzio Oasi. In questi mesi si sono ripetuti i ritardi nel pagamento degli stipendi, sempre tamponati dall’intervento della Prefettura. Non è chiaro quanto personale sarebbe in grado di garantire l’Oasi alla riapertura.

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