18 mar. – Dopo che il Corriere della Sera, sulle pagine nazionali e su quelle locali, ha scritto di 2.321 «fascicoli spariti» in un «armadietto della vergogna» e altrettanti processi saltati, la Procura di Bologna reagisce con una nota del procuratore aggiunto Silverio Piro, in cui il reggente annuncia che sta inoltrando richiesta di rettifica ai quotidiani. Piro, che oggi non ha concesso l’accesso agli uffici di piazza Trento e Trieste a tutti i cronisti, nega «che abbia un qualche fondamento la asserita esistenza di un “armadietto della vergogna”, ove sarebbe stato “dimenticato” un elevato numero di procedimenti». Per il procuratore aggiunto si tratta, invece, «di un ben noto problema organizzativo, già individuato dallo stesso Procuratore, esaminato in una riunione plenaria dei magistrati e già risolto con le opportune disposizioni interne».
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi), l’Associazione stampa dell’Emilia-Romagna (Aser) e l’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna esprimono in una nota «stupore perché questa mattina ai giornalisti che si occupano di cronaca giudiziaria è stato impedito l’accesso negli uffici della Procura di Bologna senza alcuna motivazione». La decisione del procuratore reggente viene definita «grave e preoccupante» e si auspica che si tratti di un equivoco che possa chiarirsi al più presto.
«Non penso che si debbano chiudere le porte in faccia ai giornalisti, ma capisco che sia difficile trovare un equilibrio tra le legittime richieste della stampa e le esigenze di segretezza dei Pm», ha detto Rossella Poggioli, la presidente della sezione dell’Emilia-Romagna dell’Anm (Associazione nazionale magistrati) ha ricordato come a proposito dell’accesso dei giornalisti nei palazzi di giustizia ci siano «precise volontà del legislatore e precise indicazioni del Csm».

