8 mar. – “Unite, Diverse, Libere”. Sono tornate in piazza in 4mila le donne che hanno costruito l’enorme manifestazione del 13 febbraio scorso che, solo a Bologna, ha coinvolto più di 50mila persone.
Il presidio, iniziato alle 18 e 30 in Piazza del Nettuno, ha visto alternarsi sul palco interventi di donne che hanno raccontato le loro esperineze di precarie, migranti, mamme che devono fare i conti con i tagli ai nidi e al welfare. Poi la musica delle Mumble Rumble e le performance contro la violenza di genere. Una manifestazione differente rispetto al corteo del 13 febbrio e che ha privilegiato la lotta quotidiana delle donne contro violenze e discriminazioni.
“Abbiamo deciso di fare un 8 marzo diverso – ha spiegato Raffaella Lamberti dell’associazione Orlando – perché vogliamo che cambi la politica, che cambi il rapporto tra uomini e donne. Non ce l’abbiamo con le ragazze che vanno ad Arcore, ma con chi le sfrutta. Anche Bologna e’ commissariata- ha concluso – per una questione di sesso, denaro e potere“.
Nell’appello alla manifestazione si dice basta ai femmicidi, alle violenze domestiche, agli attacchi alla Costituzione, alla demolizione del welfare, agli attacchi ai consultori, alla vita precaria delle giovani donne, ai Cie in cui vengono rinchiuse le migranti, si guarda alle proteste del sud del Mediterraneo e si richiede libertà di scegliere del proprio futuro. Concetti che sono stati ripetuti sul palco di Piazza Nettuno.
Agli uomini è stato lanciato un appello: la partecipazione maschile, secondo le organizzatrici della mobilitazione, è importante ma prima di tutto gli uomini “partano da sé” e “si dissocino da comportamenti sessisti e maschilisti ovunque si manifestano, nelle case e nei palazzi; difendano la loro, non la nostra, dignità.”

