La storia di Nourredine. Ieri operato al cuore, oggi abbandonato in Montagnola

7 lug.- Nourredine Djelassi lo si può trovare in Montagnola, seduto per terra sopra un cartone. Magari mentre parla con i ragazzi del Maghreb poco più che maggiorenni arrivati nei mesi scorsi a Bologna dopo aver attraversato il Mediterraneo in barca.

Nourredine però è in Italia da più di 20 anni. Fino al 2006 aveva un lavoro e, quando glielo si chiede mostra orgoglioso i suoi Cud e le sue dichiarazioni dei redditi. Poi un incidente, la perdita di un dito della mano destra e l’invalidità che arriva al 75%. Quello che non arriva, causa problemi con l’assicurazione e contributi versati a singhiozzo, è la pensione di invalidità o il risarcimento. Arriva invece una patologia cardiaca che lo costringe al pacemaker. Ieri l’ennesima operazione, questa volta per sostituire la batteria dell’apparecchio che lo tiene in vita. Una condizione la sua che impone riposo, tranquillità e un riparo dal caldo estivo.

Invece Nourredine, subito dopo le dimissioni dal Sant’Orsola, ha chiesto una sistemazione diurna di qualche tipo, almeno per recuperare dopo l’operazione. Ma lui per lui nessuno è stato in grado di trovare una soluzione. Dimesso alle 5 del pomeriggio dall’ospedale, è stato costretto a chiedere un posto letto nei dormitori notturni. Di giorno però i dormitori sono chiusi e lui è costretto a stare all’aperto e a cercare sollievo dall’afa e dal caldo sotto l’ombra degli alberi della Montagnola. “Voglio solo i miei diritti”, dice sconsolato e ricorda di avere lavorato 20 anni, di avere pagato le tasse e versato quando possibile i contributi. E ripete: “Mi sento abbandonato da tutti, cosa mi rimane?”. Di certo non un esempio di speranza per i giovani arrivati in Italia dal Maghreb e che dormono all’aperto in Montagnola.

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