Riordino delle Province. La Regione vota il taglio

22 ott. – Via libera dell‘Emilia-Romagna, prima regione in Italia, al riordino delle province voluto dal governo Monti. Oggi l’Assemblea legislativa ha approvato la delibera di giunta, che a sua volta ha recepito il disegno del Consiglio delle autonomie locali. In base al dettato del decreto sulla spending review, le 9 province esistenti saranno accorpate e si arriverà a 4, alle quali si aggiungerà Bologna Città metropolitana.

“Abbiamo cercato, nei limiti oggettivi delle norme nazionali e in attesa del pronunciamento della Corte costituzionale, di iniziare un percorso innovativo di riordino, che non si deve fermare qui”, ha detto in aula il presidente della Regione Vasco Errani, che auspica per la prossima legislatura un percorso di modifica della Costituzione nella parte che riguarda gli enti locali.
Nascerà un ente che accorpa le province romagnole, uno che mette insieme Modena e Reggio Emilia, uno Parma e Piacenza, mentre Ferrara rimane a sé.
I nomi delle nuove province previsti nel disegno di legge sono stati al centro di molte polemiche fra i consiglieri regionali. Per superare la questione, è stato approvato un emendamento che va nella direzione di dare voce agli stessi nuovi enti sul nome da darsi. Lo ha proposto la vicepresidente Simonetta Saliera.  provincesaliera

La polemica sui nomi “non è così surreale”, ha detto il governatore Errani, riferendo di aver riscontrato da parte del ministro competente “una disponibilità per far sì che sia negli statuti delle nuove Province che si definisca la denominazione”. Il capogruppo della Lega Nord Manfredini si è scagliato in particolare contro la denominazione della provincia di Reggio-Emilia e Modena  PROVINCEMANFREDINI

A Villani, capogruppo del Pdl, non va a genio la denominazione che mette prima Piacenza e dopo Parma PROVINCEVILLANI

Hanno votato a favore Pd, Udc e Sel-Verdi. Astenuta la Federazione della sinistra e il Pdl, tranne un consigliere contrario. Hanno votato no Idv e Lega Nord, mentre il Movimento 5 stelle non ha partecipato al voto.

Un percorso a parte è quello della Provincia di Bologna, che verrà abolita per fare spazio a Bologna città metropolitana. A Palazzo Malvezzi in mattinata si è insediata la conferenza metropolitana dei sindaci che avrà il compito di approvare, entro il 31 ottobre 2013, lo statuto del futuro ente. Alla seduta erano presenti circa una quarantina di sindaci, a fronte dei sessanta di cui si compone il territorio bolognese. C’era anche il professor Luciano Vandelli, docente di diritto amministrativo e diritto degli enti locali all’Unibo, uno degli autori delle norme contenute nella Spending Review che istituiscono le città metropolitane. Il percorso iniziato oggi dovrà arrivare anche a sciogliere un nodo fondamentale che riguarda la guida dell’ente. Tre le soluzioni possibili: il sindaco metropolitano è il sindaco si Bologna; il sindaco e il consiglio metropolitano vengono eletti tra i sindaci e i consiglieri comunali in carica; il sindaco e il consiglio metropolitano sono eletti a suffragio universale. Per l’approvazione dello statuto della città metropolitana è necessario il voto favorevole dei 2/3 della conferenza dei sindaci. Il sindaco di Bologna e la Presidente della Provincia hanno diritto di veto.


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